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dimanche 25 juin 2017

Per gli italiani l'organizzazione delle vacanze non è per niente uno stress !!



Come organizzarsi e cosa mettere in valigia, i due punti principali per una vacanza riuscita.


Organizzare le vacanze è meno stressante di quanto si creda. 
Almeno stando ai dati di una ricerca promossa dalla piattaforma di viaggi momondo.it
Con il sondaggio dell’International Travel Survey è infatti emerso che gli italiani, insieme a tedeschi, svizzeri e spagnoli sono la popolazione meno stressata dalla fase organizzativa delle ferie. 
Sono state intervistate sulle abitudini di viaggi 24.700 persone in 23 paesi diversi. Per quel che riguarda l’Italia gli intervistati sono stati 1009 di età, sesso e provenienza geografica diversi.


Clizia L’Abbate, Head of Markets di momondo, afferma che la destinazione turistica più popolare tra gli italiani è New York.  

Il dato è stato rilevato dalle ricerche effettuate sul sito per le partenze tra il 1° giugno e il 31 agosto 2017. 

Seguono Bangkok, Barcellona, Londra e Los Angeles. Da non sottovalutare Shanghai che, sebbene non sia entrata per quest’anno nella top 5, ha registrato a sorpresa una crescita nelle ricerche del 139%.  

In genere la pianificazione delle ferie da parte degli italiani incomincia molti mesi prima. Già dall’inizio della stagione primaverile. 

Si parla dunque di 2-3 mesi di anticipo. 

E’ emerso anche che oltre la metà degli italiani, il 54%, ha un budget dedicato alle vacanze. 

Quindi la pianificazione dell’ultimo minuto non è un’opzione troppo usata. 


I consigli di momondo.it  per pianificare perfettamente le vacanze

Per pianificare un viaggio senza stress momondo prodiga dei buonissimi consigli :

Pianificare in anticipo volo e hotel
Il segreto è prenotare i voli 56 giorni in anticipo. 

Molti hotel offrono sconti sui soggiorni anticipati.

Creare una lista
Fare la lista delle cose da portare in vacanza è assolutamente necessario e permette di evitare il panico della preparazione last minute. Infatti spesso si mettono cose inutili in valigia e si dimenticano le fondamentali.


Evitare l’arrivo in aeroporto all’ultimo minuto
Meglio arrivare con un certo anticipo al gate di partenza per evitare di iniziare subito con gli intoppi. Partire rilassati è il modo giusto per far andare bene una vacanza


Evitare una fitta pianificazione
Non si può avere la forza di visitare tutto. Non è un obbligo. Troppe sono le attrazioni tra musei, monumenti, ristoranti. Meglio accontentarsi del minimo indispensabile per riuscire a godersi una vacanza rilassante.


Staccare la spina
Da fare assolutamente : concedersi almeno un’ora al giorno di totale relax senza supporti tecnologici è un toccasana. 


Per fare perfettamente una valigia ho trovato un blog troppo bello e simpatico : www.viachesiva.it
Ci si trova consigli, foto, e sopratutto, utilissime,  le liste delle cose indispensabili da mettere in valigia, con disegnini veramente carini !
Valigia, beatycase, pront soccorso...c'è assolutamente tutto ! 
 


Per saperne di più sulla modella Bianca Brandolini D'Adda, l'aristocratica della moda


L’aristocrazia della giovane socialite di sangue blu Bianca Brandolini D'Adda è sopratutto nella sua semplice eleganza, nella sua solarità innata che le permette di stare perfettamente a suo agio sia agli eventi più eleganti del jet set internazionale sia in vacanza con le amiche, sia sul red carpet o in un esclusivo night club parigino come durante uno shopping sfrenato in tenuta da it-girl.
In materia di stile Bianca Brandolini d'Adda non sbaglia mai,il suo stile impeccabile è sempre in sintonia all'occasione in cui è sfoggiato.

 

La sua scheda :

Nome : Bianca Brandolini d'Adda

Data e luogo di nascita : nata il 25 giugno 1987 a Parigi

Segno zodiacale : cancro

Segni particolari : longilinea, sorriso luminoso su un viso dai tratti latini, occhi scuri, capelli lunghi e lisci, che tiene spesso sciolti, di colore castano chiaro.

Altezza 1.80

Il dettaglio in più : aristocratica!


Sua madre è la principessa franco-brasiliana Georgina de Faucigny-Lucinge et Coligny, il padre il conte Tiberto Ruy Brandolini d’Adda. 

Ha una sorella più grande di nome Cornelia, detta Coco. 
La nonna, Cristiana Agnelli, è la sorella del mitico avvocato Gianni Agnelli.
Cresce tra Parigi e Rio de Janeiro.. 
A Parigi si iscrive all’Istituto Superiore di Studi Cinematografici e poi a un corso di teatro al Pygmalion Studio.
Nel 2005 fa il suo debutto in società a "Le Bal des Débutantes " all’Hôtel de Crillon di Parigi, accompagnata da Antoine de Tavernost. 
Per l’occasione indossava un abito bianco e nero della maison Valentino. 
Fu scelta per aprire le danze insieme al Principe Charles Philippe, Duca di Anjou.

Il suo sogno nel cassetto si divide tra il desiderio di diventare attrice e essere stilista.


Di sicuro c'è che quando si tratta di moda e haute couture, Bianca Brandolini d’Adda non manca mai a un evento, un vernissage, una fashion week.
Nonostante le sue origini altolocate, alla soglia dei trent’anni si è già costruita una bella carriera .
Modella, attrice e creatrice designer, in Brasile ha disegnato una linea di costumi da bagno per Osklen.
Al cinema ha recitato una particina nel film per la tv Ti amo troppo per dirtelo, mentre nel cortometraggio The Innovators  (la regia di Carmen Chaplin, nipote di Charlie Chaplin) interpreta il ruolo del capo di una missione che torna nel passato a bordo di una macchina del tempo per cambiare il corso delle cose nel futuro. 
Nel film Aïcha, diretto dall’algerina Yamina Benguigui, è una cattolica convertita all’Islam.
Recentemente Bianca ha realizzato insieme a Eugenie Niarchos una capsule collection per festeggiare i 50 anni della Maison Azzaro
Nel 2008, sempre per Azzaro, le due socialite realizzarono una collezione di bijoux.

È una vera fashion icon e nel mondo della moda si dice che non sbagli un colpo.

Grazie anche alla sua eleganza innata e al buon gusto (ereditato da mamma Georgina, che fu musa e collaboratrice dello stilista Valentino), la bella modella appare perfetta in ogni circostanza.

È amata dagli stilisti, tanto che è stata la musa di Sergio Rossi, di Cartier, dello stilista Giambattista Valli e da sempre è una delle modelle preferite di Dolce e Gabbana.


Il suo look prediletto è semplicissimo :  skinny jeans, T-shirt tinta unita e cardigan.
Si dichiara assolutamente lontana dal total look, preferisce mescolare pezzi di marca e non, per creare outfit sempre differenti e attuali. 



Adora gli abiti vintage.
A proposito di scarpe ha dichiarato «Sono fissata con le scarpe, mi piacciono superflat, non amo i tacchi. Sono perfette con i vestiti lunghi: ti senti vestita, ma sei anche comoda per ballare».


Della sua dieta dice: «Non ho un’alimentazione molto sana, mi sforzo di mangiare pesce, ma preferisco la pasta o la carne con le patate. Adoro il junk food, e visto che spesso negli aeroporti c’è un McDonald’s, prima di un viaggio lungo mi trovate lì. Naturalmente ogni volta prometto a me stessa che non lo farò mai più, ma la volta dopo ci ricasco».

Con lo sport in compenso se la cava molto meglio.
Scoperta la barre au sol, una disciplina che lavora sulla postura e sugli allungamenti, non riesce più a farne a meno.
Adora tutti gli sport: in vacanza passa dallo sci invernale allo sci d’acqua, nuota e va in canoa, fa paddle boarding.
Ha provato il kite surfing, «Ma sono un disastro e ho lasciato perdere», dice.
Quando è a Rio de Janeiro, corre spesso sulla spiaggia di Ipanema.

Per due anni e mezzo e qualche  "prendi e lascia" Bianca Brandolini d’Adda e Lapo Elkann, cugino di terzo grado, hanno fatto coppia fissa.


Si sono innamorati nel 2008, lasciati nel 2009, ripresi nel 2010, fra feste,  yacht,  jet privati e ville da sogno.



Dopo la rottura con Lapo Elkann non si è saputo più nulla sul fronte amoroso.

La bella Bianca è stata vista a Saint Moritz in compagnia di Arun Nayar, il tycoon indiano fresco di divorzio da Liz Hurley, in una vacanza a Mykonos  con un misterioso uomo e con tante amiche in vacanza per il mondo.


samedi 11 mars 2017

A la recherche d' un bon coiffeur à Reims. Hermann & Fisher c'est top !






Je crois que aller chez le coiffeur peut faire peur à pas mal de femmes.

C'est la peur de l'inconnu, le saut dans le vide..on peut en sortir sublimes (rarement) ou bien complétement ravagées..


Après des
très grosses déceptions et des larmes, j’ai du mal à faire confiance, même à des noms prestigieux de la coiffure, parce rien ne me garantit le résultat.




Reims ne manque pas de Salons de coiffure, et depuis mon arrivée dans cette ville j'en ai essayé pas mal.. Jusqu'à me couper les cheveux toute seule..'

Le 9 mars, jour de mon anniversaire, mon miroir m'a renvoyé un' image horrible . C' était urgent de confier ma coiffure à un professionnel.

J' ai donc décidé de tester un nouveau coiffeur conseillé par une connaissance que j'ai complimentée sur sa coiffure et j'ai pris rdv dans le Salon Hermann et Fisher, 4 rue Chabaud à Reims, près de la rue de Vesle.




Et là, grâce a un jeune et talentueux coiffeur, Florian, j'ai été super contente !!!





Je crois avoir trouvé 
"The Salon" aussi bien en terme de budget que d'accueil, cadre et prestation.







Cat-eye, rotondi, geometrici, a farfalla, oversize, dai colori pastello o vivaci..Sono i nuovi occhiali da sole 2017 !



Occhiali tondi viola Chanel
Quando arrivano i primi raggi di sole, per essere trend e sexy, l'accessorio indispensabile  sono gli occhiali da sole !

Che siano quadrati, rotondi, a gatto o specchiati, cambiano forma e colore a seconda delle tendenze primaverili e estive.


Per questa primavera estate 2017 tornano gli occhiali da sole over size, sia con montature spesse che sottili, dai colori bianco, oro, argento o con i più classici nero, bordeaux e tartarugato.


Gli occhiali gioiello restano sul podio, sia nella forma rotonda che quadrata, che si impreziosiscono di pietre dai colori vivaci come fucsia, verde smeraldo e blu, così come accade per le scarpe di questa stagione.


Non mancano forme e colori minimal, con accostamenti netti di sfumature dello stesso colore: rosa chiaro e bordeaux, blu e azzurro, verde chiaro e scuro. 



Il black and white tipico per l'inverno viene sostituito dal colore o da accostamenti più audaci come viola e verde, blu e arancione, nero e giallo, azzurro e rosso.



Ma la fantasia si sbizzarrisce e alcuni brand propongono forme insolite, esagerate da veri fashion addicted! 


Nella nuova collezione di occhiali da sole Chanel primavera/estate 2017 c’è spazio per modelli dallo stile ricercato e dai colori brillanti. 
Le proposte eyewear che ha realizzato Karl Lagerfeld sono piuttosto insolite, fuori dagli schemi, creazioni pensate per chi vuole sorprendere con qualcosa di unico e strepitoso. 



Tra i sunglasses Chanel ci sono quelli con lenti colorate ma prive di montatura, quelle dalla forma squadrata ma anche geometrica, i favolosi cat-eye e le proposte butterfly, senza dimenticare gli occhiali da sole tondi e a goccia. 

Alcuni dei nuovi occhiali da sole Chanel 2017 sono stati presentati in passerella durante il fashion show a Parigi. 

Lo stile dei modelli è piuttosto futuristico e intenso, fatto di colori brillanti ed effetti mirrored. 

Ci sono dei sunglasses dalla forma arrotondata, che copia la linea aviator, i quali presentano una grande lente curva sorretta da una montatura che non sporge verso l’esterno, bensì riveste l’intera lente dall’interno. 

Questi modelli sono stati declinati in tantissimi colori, come rosa, verde, giallo, azzurro e rosso. 
Molto belli e tipici della Maison Chanel gli occhiali da sole con montatura che riprende il fiore della camelia, simbolo della Maison. 
In questo caso le varianti cromatiche sono molto più sobrie, come bianco e nero, mentre le lenti mirrored sono preziose. 

Durante la sfilata Chanel primavera/estate 2017 sono stati ammirati degli occhiali da sole dalla linea squadrata, con frontali dalle tinte decise, impreziositi da piccoli petali in acetato trasparente, declinati in colori pastello.
Occhiali squadrati neri ChanelMolto belli anche i nuovi occhiali da sole Chanel a farfalla 2017. 
È una silhouette che la maison continua a proporre ogni stagione, perché allunga lo sguardo, rende il viso femminile più bello e più stilato sta bene a tutte.
Sono lievi le differenze tra un modello all’altro, con variazioni esclusivamente geometriche ed essenziali, oltre che cromatiche.

 

mardi 7 mars 2017

Ricordo un quadro di Ugo Flumiani, pittore triestino

 

Per me il nome di Flumiani ha un profumo d'infanzia, di adolescenza. 

Una marina di Flumiani è la nostalgia di un quadro con una marina al tramonto, una barca a vela, dei colori particolari. Una cornice dorata.

Questo quadro aveva uno stile fresco e sensibile, mi piaceva per il contrasto cromatico, per  l'impressionissmo nordico abbinato al rigore  della scuola veneziana.

Era un quadro che mi faceva pensare a Trieste, la città dell'antico impero austroungarico, una città dall'atmosfera nostalgica, moderna e antica nello stesso tempo, triste e spensierata.. 

La città della bora, quel vento violentissimo che spazza via tutto, la città del Carso e del mare Adriatico...

Ci penso con un po' di tristezza e tanta dolcezza. 

Era un quadro di famiglia,che ci ha accompagnato per anni, nelle diverse dimore e che ricordo benissimo sulle pareti di un soggiorno, di un' entrata, di un angolo del bureau

Claudio H. Martelli su Flumiani scrive:  "Studiò all' Accademia di Venezia con il Ciardi e poi in quella di Bologna compiendovi studi di architettura e decorazione. Fu successivamente a Monaco

Tornato a Trieste si dedicò con entusiasmo alla pittura mettendosi in luce per la sua capacità di fondere l'impressionismo nordico con la pittura di scuola veneziana. Non poco contribuì alla sua formazione l'amicizia con il Veruda dal quale assimilò il brillante senso del colore. 

Dopo un inizio incerto seppe imporsi all'attenzione e divenne artista tra i più noti ed ammirati per la capacità di rendere in modo fresco e genuino la pittura di paesaggio che lo vide tra i maggiori del suo tempo. 

Fu pittore tecnicamente assai preparato e sensibile nel rendere in modo magistrale colore e atmosfere naturali e specialmente marine."
 

Molto più a lungo scrive Salvatore Sibilia nella sua "Pittori e scultori di Trieste."

Ugo Flumiani : Trieste 1876 - 1938

 Nasce a Trieste nel 1876. Studia all’Accademia di Venezia con Guglielmo Ciardi, segue poi corsi di architettura e di decorazione all’Accademia di Bologna. 

Si reca quindi a Monaco di Baviera. Tornato a Trieste, stringe amicizia con Umberto Veruda (1868-1904) dal quale assimila il brillante senso del colore.

Flumiani ottiene fama e successo con la sua pittura di paesaggio, con le sue marine, con le immagini della laguna, del Carso e delle montagne del Cadore, raggiungendo validi effetti di luce solare e magistrali atmosfere naturali. 

Espone alle principali mostre italiane e tiene diverse personali. Partecipa all’Internazionale di Venezia nel 1899, nel 1909 (Ora d’oro), nel 1910 (Lo specchio, Canto d’Autunno e Farfalle), e successivamente nel 1924 (Riflessi e Fortunale). 

Alla Quadriennale di Torino espone nel 1923 e nel 1927. Ugo Flumiani muore a Trieste nel 1938.


Testi: Alessandra Conti

vendredi 3 mars 2017

Anne Sinclair inspire l'exposition "21 Rue de la Boétie" au Musée Maillol







L'exposition "21 Rue de la Boétie" retrace l’histoire du marchand d'art Paul Rosenberg, domicilié au 21, rue la Boétie. 

Issus d’une famille juive d’antiquaires, les deux frères Paul et Léonce Rosenberg commenceront dès 1906 à s’intéresser aux artistes de leur temps. 

En 1911, Paul ouvre sa première galerie et propose des œuvres de Picasso, Braque, Matisse,  
Léger..  



Inspiré par le livre de la journaliste Anne Sinclair, petite-fille de Paul Rosenberg, l’exposition du musée Maillol revient, avec des prêts de Beaubourg, du musée d’Orsay ou du musée historique de Berlin, sur la vie tumultueuse du marchand.


Du 2 mars 2017 au 23 juillet 2017
Musée Maillol - Fondation Dina-Vierny - Paris


Paul Rosenberg (1881-1959) fut l'un des marchands d'art les plus influents de l'entre-deux-guerres. 
Une riche exposition, tirée du livre "21 rue la Boétie" écrit il y a quatre ans par sa petite-fille, Anne Sinclair, lui est consacrée au Musée Maillol.


"Mon grand-père a été l'un des découvreurs de Picasso, de Matisse, de Braque, de Léger... Et les a accompagnés, beaucoup. 
Il était non seulement un galeriste, un marchand, mais il était un ami de ces peintres qu'il admirait par dessous tout. 
Lui se considérait comme un passeur, un entremetteur, un accoucheur",
L'exposition propose une soixantaine d'oeuvres passées par la galerie de Paul Rosenberg au 21 rue La Boétie, dans le 8e arrondissement de Paris, entre sa fondation en 1910 et sa réquisition par les nazis sous l'Occupation et par sa galerie de New York, où la famille s'est exilée au début de la Seconde Guerre mondiale et où est née, en 1948, Anne Sinclair.



Français de confession juive, il n'était pas question de profiter de cette occasion pour faire des affaires, souligne Anne Sinclair qui, petite fille, accompagnait son grand-père dans les musées ou chez Picasso, et dont Marie Laurencin a tiré un émouvant portrait.




"Mon grand-père était en lutte contre la conception nazie de l'art, dite "dégénérée". 
Pour Hitler et ses sbires, la peinture, la sculpture... c'était l'art germanique traditionnel. 


Tout ce qu'ils appelaient dégénéré, des impressionnistes aux cubistes, de Renoir à Picasso, c'était de l'art à détruire", souligne la journaliste.
Une importante section de l'exposition met en exergue l'opposition frontale entre ces deux conceptions de l'art.

En 1940, Paul Rosenberg et sa famille parviennent à rejoindre les États-Unis en passant par Bordeaux. 

En chemin, le galeriste laisse une partie de sa collection dans les coffres d'une banque de Libourne (sud-ouest de la France).

Mais les coffres sont forcés en 1941, alors que Paul Rosenberg est déchu de sa nationalité française par Vichy, et les œuvres pillées pour rejoindre la collection d'Hermann Göring. 



 Vue de l’escalier au 21, rue La Boétie, années 30 © Archives Paul Rosenberg & Co, New York

Cruauté de l'histoire, la galerie de la rue La Boétie accueillera les expositions antisémites de l'Institut d'Étude des Questions Juives jusqu'à la Libération.
Depuis sa nouvelle galerie à New York, où il contribue à faire de la "Big Apple" le nouveau centre mondial du marché de l'art, Paul Rosenberg et ses proches engagent alors la lutte pour la restitution des oeuvres pillées, avec le soutien de la France et de la Suisse.


L'exposition retrace en particulier les vicissitudes d'une toile de Matisse, "Robe Bleue dans un fauteuil ocre", achetée au peintre en 1937, volée par les nazis à Libourne avant de passer de mains en mains et de finir dans un musée d'Oslo. 

Elle n'a été rendue à la famille Rosenberg qu'en 2014.
"Il y a encore une cinquantaine de toiles dans la nature, mais ils ont à peu près reconstitué la collection", dit Anne Sinclair.

Aujourd’hui, « 21 rue La Boétie » devient une exposition poignante, au croisement du destin d’un homme à celui de l’Histoire collective. 

jeudi 2 mars 2017

Sergueï Chtchoukine et sa fabuleuse collection à la Fondation Vuitton à Paris





La collection Chtchoukine est un' exposition-événement à la Fondation Louis Vuitton à Paris pour découvrir 130 chefs-d’œuvre de l'art moderne.


Plus d'un million de visiteurs ont pu admirer l’exposition "Icônes de l'Art Moderne" qui vient d’être prolongée jusqu’au 5 mars, suite à l' énorme succès auprès du public. 





Toute une salle aux murs couverts de toiles de Matisse, une autre où sont rassemblées les Tahitiennes de Gauguin, des paysages signés Monet, Cézanne, Derain et tant d'autres : Picasso, Seurat, d'Edward Burne-Jones, Eugène Carrière, Gustave Courbet, Maurice Denis, Edgar Degas...


Quatre étages, avec des tableaux dont certains n'étaient plus revenus en France depuis cent ans, depuis que Sergueï Chtchoukine les a achetés, entre 1898 et 1914. 








Les Chtchoukine, une famille de collectionneur d’art
Sergueï Chtchoukine est un grand industriel russe du textile. Dans sa famille, on est collectionneur d'art, car c'est un marqueur social. 
 Lui, francophone, choisit de se distinguer en montant une collection d'art contemporain français.
« La Russie est très francophone, très francophile, remarque Anne Baldassari, la commissaire de l'exposition. 
Cette collection, ça lui semble, à l’époque, ce qu’on pouvait faire de mieux à Moscou. Moscou est surtout chic. 
Ceci dit, c’est une collection d’impressionnistes, de post-impressionnistes et des avant-gardes françaises qu’il va créer. Et là, cela va être beaucoup moins facile à défendre pour lui. Il sera beaucoup critiqué. 
La vox populi chic considère qu’il est entre les mains des marchands parisiens et qu’il est mené aveuglément à produire une collection qui est insensée, selon les critères de l’époque. »





Bouleversé par Matisse et Picasso, il achète leurs œuvres.
Au début, lors de ses premiers voyages à Paris, Chtchoukine est guidé par son intérêt pour les impressionnistes, notamment pour Monet, à qui il va acheter 13 tableaux. 
Et puis, chaque fois qu'il est bouleversé par une œuvre, il l'achète, pas forcément tout de suite, mais il va ainsi reconstituer chez lui une exposition des toiles de Gauguin quelques années après l'avoir vue. 
Enfin, Chtchoukine se lie avec des artistes dont il suit le travail. 
Il achètera 50 Picasso, 38 Matisse... 












Chtchoukine se caractérise par sa fidélité aux artistes, même dans la tourmente, comme lorsqu'il commande à Matisse, pour décorer son escalier, ces deux célèbres tableaux, La Danse et La Musique, où apparaissent des corps nus, rouges, sur fond vert et bleu...
 

« Je dois être plus courageux »
"La Danse et La Musique" ont fait scandale à Paris, au Salon d’Automne de 1910, quand elles ont été présentées, raconte Anne Baldassari. 
Cela avait provoqué un tollé général. Chtchoukine avait failli renoncer à son acquisition. 
Il commence annuler sa commande, parce qu’il a peur face à la réaction parisienne. Et puis, il l’écrit à Matisse dans le train qui le ramène en Russie, il dit : j’ai honte, je dois être plus courageux. Je dois être capable de vous défendre. 
Je confirme ma commande. Et finalement, les tableaux vont arriver à Moscou. Et là, cela va être terrible. 
Cela va être devenir un objet de moquerie générale. Cela montre cette fidélité de Chtchoukine à Matisse. »


Sergueï Chtchoukine expose donc tous ces tableaux chez lui. Ils sont même un peu entassés dans son Palais Troubetskoï.  
On le voit sur une photo d’époque : 50 toiles sur les murs d'un cabinet de 25 mètres carrés ! 
C'est après une succession de drames personnels en 1905-1906 qu'il a l'idée d'ouvrir ses portes au public.

 
Paul Gauguin, Aha oé feii ? (Eh quoi, tu es jalouse ?),1892. 
 ©Fondation Louis Vuitton-Martin Argyroglo
 
Transformer le chagrin en collection d’art
« Sergueï Chtchoukine a quatre enfants, explique son petit-fils, André-Marc Delocque-Fourcaud. 
Le plus petit, à 17 ans, disparaît. 
Six mois plus tard, la femme de Chtchoukine meurt littéralement de chagrin. 
C’est ça qui va totalement changer le regard de Chtchoukine : cette collection mondaine va devenir pratiquement une cure contre le malheur. 
Et comme il ne veut pas souffrir, il va agir. 
Il réagit en tant que patron et se dit : je vais faire quelque chose. 
Alors il va créer un musée d’art moderne. 
Un an plus tard, il ouvre sa demeure et commence par la salle à manger à aligner un panorama de 16 Gauguin sur le mur de la salle à manger, parce qu’il a une logique de musée. »

Sergueï Chtchoukine et les avant-gardes russes
 Du coup, Chtchoukine va avoir une réelle influence sur les jeunes artistes russes de l'époque. 
Et pour le montrer, l'exposition confronte les œuvres d'artistes russes comme Malevitch aux toiles cubistes de Picasso.
« Les œuvres de Matisse et Picasso ne sont pas présentées à Paris. Depuis l’atelier, ils vont directement à Moscou. 
Et cette peinture encore fraîche arrive à Moscou et va y mettre le feu à ces jeunes peintres qui vont porter à ce qu’on appelle aujourd’hui ‘les avant-gardes russes’. 
C’est chez Chtchoukine que cela se passe. 
C’est lui qui accueille ces jeunes peintres, il les guide dans sa collection. 
Et il va également acheter des œuvres pour eux. Pour nourrir ce feu. »
Tout ceci s'arrête avec la guerre, puis la révolution de 1917. Chtchoukine, le collectionneur, visionnaire, laisse ses tableaux derrière lui en quittant la Russie. 
Nationalisés, ils sont depuis 70 ans dispersés entre le Musée Pouchkine et l'Ermitage
C'est la première fois qu'elles sont à nouveau rassemblées en un même lieu.


 
Le salon Picasso au Palais Troubetskoï, 1914. © Moscou, Musée d’Etat des Beaux-Arts Pouchkine. Photo ©Albom photorpher Pavel Orlov, Beginning 1914

Jusqu’au 5 mars 2017 à la Fondation Louis Vuitton à Paris.