Corfù è un’isola greca sospesa tra il tacco d’Italia e
la Grecia, al confine con l’Albania che si distacca dall’immaginario classico
greco:
a Corfù non ci sono casette bianche e blu a picco sul mare, ma una
splendida vegetazione mediterranea e un mare cristallino.
Corfù è un’isola dalla smagliante bellezza con una palette
tra il verde e il blu dove la ricca vegetazione mediterranea incontra le
celebri e profonde sfumature turchesi del mare, una terra intrisa di mitologia antica,
archeologia, storia, arte, filosofia.
Corfù è un crocevia di civiltà nel Mar Ionio, la cui identità
unica è stata plasmata nei secoli da
dominazioni greche, romane, bizantine,
veneziane,
francesi e britanniche.
Gli italiani a Corfù vantano un legame storico profondo che
unisce la dominazione veneziana, le vicende del Novecento e il turismo o le
residenze di oggi.
Corfù è una delle mete turistiche estive più
amate dai
viaggiatori italiani in Grecia.
Molti italiani scelgono l'isola per le vacanze, per comprarecasa o persino per trasferirsi da pensionati.
Zone come Kavos sono
sconsigliate dai viaggiatori italiani per via di un turismo quasi
esclusivamente britannico.
I greci vedono
generalmente gli italiani come un popolo fratello, caloroso e molto simile
a loro, riassumendo spesso questo legame con il famoso detto popolare «una
faccia, una razza» che indica l’istintiva percezione di appartenere alla stessa
radice mediterranea.
Il legame di fratellanza e le origini condivise fanno che i greci
sentono una forte vicinanza culturale e storica con l'Italia.
Nelle isole e nelle città greche, i turisti italiani
sono visti come ospiti graditi, calorosi e loquaci.
Corfù è rimasta sotto il dominio della Repubblica di Venezia
per oltre quattrocento anni, dal 1386 al 1797.
Questa influenza ha lasciato
segni evidenti nell'architettura della Città Vecchia, nella lingua e nella
cultura locale.
Nel 1941 migliaia di
italiani vivevano sull'isola.
A seguito degli eventi del 1943 e del ritorno
all'amministrazione greca nel
1944, la comunità subì tragici eventi di cacciata
e deportazione.
Non tutti sanno che Benito Mussolini nel 1923 provocò uno dei
primi atti di forza della politica estera fascista, un atto che consacrò
l'immagine di Mussolini come leader forte e determinato.
La crisi e l’occupazione di Corfù del 1923 fu una grave crisi
internazionale in
cui Benito Mussolini ordinò il bombardamento e l'occupazione
militare
dell'isola greca in seguito all'assassinio del generale
italiano Enrico
Tellini.
Il generale Enrico Tellini, capo di una missione
internazionale per definire il confine greco-albanese, fu ucciso in territorio
greco insieme al suo stato maggiore nell’agosto del 1923.
Mussolini, salito al potere da pochi
mesi, colse l'occasione per dare una dimostrazione di forza nazionalista.
L'Italia inviò un ultimatum durissimo alla Grecia,
chiedendo scuse ufficiali,
un risarcimento di 50 milioni di
lire e la pena di morte per i colpevoli.
Di fronte alle risposte ritenute parziali da parte di Atene,
Mussolini ordinò alla
Regia Marina di bombardare e occupare l'isola di Corfù il
31 agosto 1923,
provocando anche vittime tra i civili e i profughi.
La Grecia si rivolse alla Società delle Nazioni, ma Mussolini
minacciò il ritiro dell'Italia dall'organizzazione.
La crisi fu infine risolta grazie alla Conferenza degli
Ambasciatori: l'Italia
ottenne un risarcimento finanziario da parte della
Grecia e acconsentì a sgomberare l'isola di Corfù il 27 settembre 1923.
L'episodio consacrò l'immagine di Mussolini come leader
deciso e mostrò i primi limiti della Società delle Nazioni.
Il generale italiano Enrico Tellini nacque a
Castelnuovo di Garfagnana nel 1871 e morì a Giannina (Grecia) il 27 agosto
1923.
Ufficiale del Regio Esercito, partecipò alla prima guerra mondiale
raggiungendo il grado di generale di brigata.
Nel 1923 fu incaricato dalla
Conferenza degli Ambasciatori di guidare la commissione internazionale
incaricata di definire il confine tra la
Grecia e l'Albania.
L'eccidio e la crisi di Corfù : Il 27 agosto 1923,
Tellini fu assassinato insieme ai membri del suo stato maggiore in territorio
greco, in un agguato lungo la strada tra Giannina e il confine albanese, in
circostanze mai del tutto chiarite.
Benito Mussolini utilizzò l'omicidio come pretesto per
inviare un duro ultimatum alla Grecia e ordinare il bombardamento e
l'occupazione militare dell'isola di Corfù, segnando in questo modo uno dei
primi atti di forza della politica estera fascista.