martedì 7 aprile 2026

Street ART, Visual ART, Graffiti, Murales, Arte murale, Writing ...sono arte contemporanea!

 


La Street Art è una forma d’arte recente, in alcuni casi si parla con disinvoltura di arte contemporanea. 

Nasce dal 1950 al 1960 in America, fino a svilupparsi e diffondersi a macchia d’olio in tutte le città del mondo. 

Si tratta di una vera e propria forma d’arte che oltrepassa i limiti imposti dai galleristi e critici d’arte, un modo contestatario e provocatore per esprimere le proprie idee sulla politica e sulla società in generale. Si diffonde a Parigi, in Germania (esempio, unico nel suo genere, è il Muro di Berlino), in Irlanda, in Inghilterra, fino ad arrivare in Italia, in cui questa arte proteiforme si sviluppa in tre punti focali principali: Milano, Roma e Bologna.


In Europa l’arte di strada approda in ritardo, all’inizio degli anni 2000 circa, e comincia ad assumere una propria identità a partire dal graffitismo e dal muralismo, forme d’arte molto vicine.

Si creano spesso delle confusioni tra i termini Murales, arte murale, graffiti, Writing, street art e visual art e vengono spesso confusi e utilizzati come sinonimi.

Le loro radici, oltre che le loro tecniche sono completamente diverse.

graffiti derivano dal movimento del graffitismo, che ha origine nei primi anni ‘70.
Nati da movimenti di protesta, come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, hanno assunto sempre più nel tempo valore estetico, divenendo una vera e propria corrente artistica innovativa.

Il termine « murales » indica ogni tipo di pittura realizzata su pareti esterne, generalmente di grandi edifici o su muri di cinta.

La pittura murale ha origini antiche ed è divenuta celebre per il movimento artistico messicano noto come muralismo.

Oggi è molto diffusa tra i giovani artisti ed è spesso praticata su superfici pubbliche o per decorare pareti e soffitti all’interno di edifici.
La pittura murale può essere realizzata con varie tecniche, come l’affresco, realizzato dipingendo con pigmenti stemperati in acqua su intonaco fresco.

I murales nascono in America Latina nella prima metà del secolo scorso e sono grandi affreschi a fondo politico, a pennello.

“Murales” rimane il termine più utilizzato per definire tutti gli altri termini, ma in maniera impropria.

Il Writing, legato ad una Street Culture che alcuni inseriscono all’interno della cultura hip hop, ma in realtà ne rimane un fenomeno a parte.

Nel frattempo, sempre tramite tags e throw ups si sviluppa anche un fenomeno legato alle gangs, per testimoniare e delimitare i propri territori. In entrambi i casi lo strumento di utilizzo principale è sempre la bomboletta spray.

I graffiti nascono con le scritte, tags, e si allargano solo successivamente a personaggi semplici in stile cartoon chiamati puppets.

Con il crescere delle aziende produttrici di spray, di gamme di colori più folte e di diversi caps, ovvero tappi appositi per fare tratti differenti, si arrivano a disegnare puppets sempre più elaborati e ricchi di colori, fino ad arrivare al realismo.

La street art è invece un mondo parallelo, vengono utilizzate tecniche differenti, come pennelli, stencils, o altri aiuti tecnici per righe, cerchi e sfumature.

La mural art e la visual art non sono veri e propri fenomeni, ma semplicemente definizioni di qualcosa di più specifico rispetto ai mondi precedenti.

Vengono generalmente utilizzati questi termini per indicare percorsi successivi ai graffiti e al Writing da parte di alcuni esponenti che diventano artisti, talvolta anche molto affermati.

La differenza tra l’arte murale e la street art è che generalmente la prima viene sempre realizzata a mano libera ed è un rapporto più diretto tra l’artista e il muro.

Mentre invece la seconda viene elaborata in studio o in laboratorio e poi applicata sul muro spesso con procedimenti strategici e tecnici che anche allievi possono applicare, alla Andy Wharol.

 


 

sabato 7 febbraio 2026

Cominciando dalla Generazione Silenziosa, dai Baby Boomer alla Generazione Alpha, 7 generazioni con caratteristiche specifiche e ben differenti.

 





Le generazioni attualmente in vita possono essere

suddivise in 7 gruppi: 

Greatest Generation, Generazione silenziosa, Baby

Boomer, Generazione X, Y, Z e Alpha.

Vediamo a che anni si riferiscono e che caratteristiche hanno.

La Generazione silenziosa o della ricostruzione è costituita dai nati dal 1928 al 1945 ed è stata la grande protagonista del secondo dopoguerra. 

Molte delle persone di questo gruppo sono ancorate a valori tradizionali quali famiglia, matrimonio e lavoro. Hanno attualmente una scarsa alfabetizzazione alla tecnologia digitale (per motivi anagrafici) e non hanno troppa fiducia nel cambiamento.

I Baby Boomers sono nati tra il 1946 e il 1964. Hanno vissuto i primi anni di vita immersi in uno stato di crescita economica che ha permesso loro di impegnarsi per diverse cause civili e sociali, ma anche di dare importanza alla propria identità politica e alla realizzazione dei propri obiettivi personali.

La Generazione X o di transizione è composta da persone nate tra il 1965 e il1980. Si tratta di individui che in media hanno una coscienza ecologica piuttosto elevata rispetto alle generazioni precedenti, poiché hanno avuto la prima fase della vita segnata da problemi ambientali come Chernobyl o il buco nell’ozono.

La Generazione Y o dei Millennials è costituita da coloro che sono nati tra il 1981 e il 1996. È una generazione che comincia ad essere multiculturale e immersa nella tecnologia digitale. Ne fanno parte coloro che, di fronte alla precarietà lavorativa, hanno deciso di cominciare a cercare opportunità all’estero: sono la generazione dell’euro e della cittadinanza europea.

La Generazione Z o delle reti è composta dai nati tra il 1997 e il 2012. 

Sono generalmente presenti su tutti i social network, sono dinamici e amanti del cambiamento. 

Sono riconosciuti anche per il forte orientamento individualista.

La Generazione Alpha, infine, comprende i nati tra 2013 e il presente.

È importante ricordare che, come tutte le generalizzazioni, attribuire caratteristiche differenti alle varie generazioni può portare a sviluppare dei cliché o degli stereotipi. In questo contesto si parla anche di "miti generazionali". 

Se affrontata in maniera costruttiva, però, la comprensione delle specifiche caratteristiche di ogni generazione aiuta a riconoscere i conflitti generazionali e a favorire lo scambio reciproco, a eliminare i pregiudizi e a sottoporre a spirito critico le idee che abbiamo sull’età.

Il Crodino, l' iconico aperitivo analcolico italiano amato da Brigitte Bardot !

 


Cosa ci beviamo? Dai, ci beviamo il Crodino, l'aperitivo italiano nato in Piemonte!



Nell’estate 1965, a Crodo, un paesino delle Alpi piemontesi noto per le sue sorgenti termali, succede qualcosa di sorprendente : dallo stabilimento delle acque minerali escono più di 53.000 bottigliette colorate in un solo giorno.

È il debutto di una nuova bevanda analcolica frizzante, dal colore aranciato e dal gusto amaro, quella che diventerà il Crodino.


Il nome non era affatto scontato. Dopo aver pensato a Picador e Biondino un dirigente propone Crodino in  omaggio al paese di produzione.

Il 14 luglio 1965 il nome è registrato e pochi giorni dopo è iniziata la produzione ufficiale.

L'inventore è Maurizio Gozzellino, enologo torinese che tutti chiamavano “il mago delle essenze”. 

Trasferitosi a Crodo, ha lavorato per mesi con passione  sulla messa a punto di un mix di erbe e spezie, mescolandole con l’acqua purissima della fonte Liesel. 

La ricetta rimane ancora oggi segreta, ma si sa che include chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo, noce moscata, zenzero e persino assenzio. 

Un dettaglio poco noto : la miscela viene fatta stagionare sei mesi in botti di rovere, come un distillato di pregio.


Il successo è stato immediato anche grazie allo slogan pubblicitario : Crodino, l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo e l’immagine glamour di Brigitte Bardot nelle pubblicità televisive.

Negli anni la bevanda ha vissuto passaggi importanti : nel 1983 è acquistata dalla Bols, nel 1995 entra a far parte del gruppo Campari, che la trasforma in una vera icona nazionale dell’aperitivo analcolico.

Oggi il Crodino non solo resta protagonista sulle tavole italiane, ma si sta espandendo in tanti mercati internazionali, continuando a rappresentare un piccolo orgoglio made in Italy.

Nel 2024, a causa della scadenza del contratto fra Campari, che possiede il marchio Crodino e Royal Unibrew, l’azienda danese che aveva acquisito nel 2017 da Campari il sito di produzione e imbottigliamento di Crodo, quest’ultima ha interrotto la produzione del Crodino, spostandola nello stabilimento di Campari a Novi Ligure.

Ma sessant’anni dopo la sua nascita, il Crodino non ha perso il suo fascino: è ancora sinonimo di convivialità e leggerezza, capace di raccontare in un sorso la storia di un paese di montagna e di un’intuizione geniale.

E dal 2017, esiste anche il crodino rosso, gusto arancia rossa.



mercoledì 28 gennaio 2026

Il celebre limone d'Amalfi, l'emblematico prodotto I.G.P. della Costa Amalfitana



Il famoso limone Costa d'Amalfi I.G. P (I.G.P. Indicazione Geografica Protetta)

è un prodotto agricolo pregiato e molto conosciuto, coltivato

lungo la magnifica costa amalfitana, in provincia di Salerno.



Questo celebre limone si distingue dagli  altri limoni per le

 sue dimensioni maggiori, per la buccia spessa e porosa, di colore giallo intenso e per la polpa succosa e dal sapore intenso e aromatico.

La coltivazione del limone di Amalfi è un’attività che si tramanda da generazioni lungo la Costiera d’Amalfi.

Le piante di limone vengono coltivate in terrazzamenti,

 sostenuti da muretti a secco, che si affacciano sul mare.

La coltivazione di questo agrume richiede grande attenzione e

 cura da parte degli agricoltori, che devono provvedere

 all’irrigazione, alla concimazione e alla potatura delle piante.

Utilizzato in cucina per la preparazione di numerosi piatti e bevande, grazie al suo sapore intenso e alla sua fragranza, il limone di Amalfi è l’ingrediente principale del limoncello, del miele di limone di Amalfi e della marmellata di limone di Amalfi.

La sua fragranza lo rende anche un ingrediente ideale per la preparazione di dessert,

 come ad esempio la crema al limoncello, il tiramisù al limoncello o la torta al

 limone di Amalfi e la delziosa crostata al limone di Amalfi.

Il limoncello è un liquore tipico della Campania, preparato con il limone di Amalfi,

 zucchero e alcool, ed è una bevanda molto apprezzata in Italia e all’estero, spesso

 servita come digestivo alla fine dei pasti.



Si prepara lasciando macerare la buccia dei limoni di Amalfi

nell’alcool per alcuni giorni, e poi aggiungendo lo sciroppo di zucchero per ottenere un liquore dolce e aromatico dal sapore intenso.



Il miele di limone di Amalfi è un prodotto naturale e benefico, ottenuto dalla raccolta del nettare dei fiori di limone dalle api ed è caratterizzato dal suo sapore delicato.

È un ottimo rimedio naturale per la tosse e il mal di gola,

 grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche ed è ricco di vitamine e sostanze antiossidanti, che lo rendono un alimento ideale per rafforzare il sistema immunitario e prevenire le malattie.

Grazie al suo sapore intenso e alla sua freschezza, il limone

 di Amalfi è diventato un ingrediente fondamentale per molte ricette di cucina, sia dolci che salate.

Ma non è solo un ingrediente gastronomico, il limone di

Amalfi ha anche importanti proprietà benefiche per la salute. Ricco di vitamina C e di antiossidanti, aiuta a rafforzare il sistema immunitario, a prevenire le malattie cardiovascolari e a combattere lo stress ossidativo.

Oltre alle proprietà curative, il limone di Amalfi è stato

 anche utilizzato per la produzione di profumi, saponi e cosmetici. Grazie alla sua fragranza unica e alla sua

freschezza, il limone di Amalfi è un ingrediente popolare

anche in prodotti per la cura della pelle e dei capelli.



In conclusione, il limone di Amalfi è un tesoro della cucina e

 della cultura italiana.

La sua fragranza unica e il suo sapore intenso lo rendono un

ingrediente indispensabile per molte ricette tradizionali, mentre le sue proprietà benefiche per la salute lo rendono un alimento salutare e nutriente.

sabato 10 gennaio 2026

Parole e parolacce in dialetto milanese !

Come milanese mi permetto di fare una lista delle parole e delle parolacce più usate  in dialetto milanese.

Non si sa mai, potrebbero servire!

Pirla. Scemo

L’insulto milanese per eccellenza, l’insulto più emblematico. L'insulto supremo! « Che pirla! Sei un pirla. Io non sono mica un pirla.. » 

Significa stupidotto, cretino, e puo essere più o meno offensivo, secondo le circostanze. La parola pirla originariamente si riferiva a una trottola, ma con il passare del tempo ha assunto una connotazione più offensivaNel cinema tra i più famosi ad usarla è stato Boldi, come nella frase rivolta a Pozzetto nel film il Ragazzo di Campagna : “ma lo sai c’hai la faccia da pirla”.

Ussignur  O Signore !

Esclamazione tipica usata dai milanesi per esprimere stupore. Equivalente di « O Signore ! Mamma mia ! »

Sperèmm Speriamo bene!

In questo caso si tratta di un auspicio che tutto si risolva per il meglio.

Va da via i ciapp  versione elegante di Vaffanc..

Significa letteralmente “Vai a dare via le chiappe”. Viene usato per mandare a quel paese

Robb de matt   Roba da matti

Esclamazione per commentare un fatto assurdo e inspiegabile.

Va’ a ciapa’ i ratt   Vattene

« Vai a catturare i topi ». Un’espressione che è ancora molto popolare in frasi memorabili come “Va a ciappà i ratt”, che in dialetto milanese significa “levati di torno e, se proprio non sai cosa fare, vai a prendere i topi!”.

Barlafüs Una persona senza importanza

Barlafüs era uno strumento poco importante impiegato nella filatura. In seguito, il termine è stato esteso a ogni strumento di utilità limitata e adesso è utilizzato per descrivere una persona di poca importanza.

« Fiiiga » Esclamazione

Termine che rappresenta il milanese per chi non è di Milano. “Figa” viene spesso impiegato come intercalare e per enfatizzare una situazione particolare. La “i” viene spesso allungata per dare maggiore enfasi a un evento appena avvenuto o a una notizia ricevuta. È certamente una delle parole più frequenti, utilizzata in ogni posizione della frase e in qualunque contesto.

Alura  Allora ?

Usato in diversi modi, come saluto  “alura bela gent”, ma anche come chiusura di una domanda, ad esempio per sapere come è andata una determinata cosa: “Ue, alura?” oppure come dire: “Diamoci una mossa!”.

Ciumbia  Accipicchia !

Si tratta di un’esclamazione bonaria, spesso usata come intercalare, simile a Caspita ! “ Ma dai! ”, “Accipicchia!”, “Accidenti!” o “Urca!”.



Buzzati e il suo "critico d'arte" che usando il linguaggio di Grammelot ci rivela il suo genio, la sua audacia , la sua fantasia.


Premetto che amo Buzzati. Come grande giornalista e come persona. 

Conosco la sua storia, penso quasi di conoscerlo bene. Conosco i suoi disegni, i suoi quadri, i suoi fumetti

  

Il libro " Un amore" mi ha fatto capire molte cose di lui. Della sua vita. 

Vorrei soffermarmi sull' ultimo racconto che ho letto e che mi è piaciuto molto.

Il racconto di Dino Buzzati " Il critico d’arte" .

Tratto da "I sessanta racconti"

Il protagonista del racconto "Il critico d'arte" il famoso critico Malusardi, si rompe la testa per trovare il tono giusto da dare alla sua recensione, in modo che l' artista sconosciuto Leo Squittinna, che presenta 30 opere in una sala dedicata a lui, possa finalmente rivelarsi agli occhi del pubblico e soprattutto agli occhi degli intenditori come la rivelazione dell’anno: un genio destinato a far parlare di sé per molti anni e a riempire di quadricromie parecchi volumi di Skira.

E questo tramite lui, Malusardi, che si farà un nome come scopritore di talenti. Benvenuti fama e onori !

Agli occhi di Malusardi, evidentemente,  le trenta opere di Leo Squittinna esposte alla Biennale non hanno nessun valore artistico, nessuna ricerca di equilibrio del neoplasticismo di De Stijl : 

« una trentina di quadri apparentemente tutti uguali, formati da un reticolo di linee perpendicolari tipo Mondrian, il che dava un senso di pulsazione, di stretta, di crampo, come quando nelle digestioni difficili qualcosa si ingorga nello stomaco e duole, per poi sciogliersi nel giusto andamento viscerale».

Dopo una lunga riflessione piena di dubbi cerca di scrivere l’articolo, senza essere convinto di quello che scrive.

La banalità di cio che scrive lo lascia perplesso. « Ma qui appunto si precisa come la meccanica mondrianiana a lui si presti solo nel limite di un termine di trapasso da nozione a coscienza della realtà, dove questa sarà sì rappresentata nella sua prontezza fenomenica più esigente».

Riscrive l’articolo, lo butta nel cestino e d’un tratto ha un colpo di genio. Rompiamo i codici, buttiamo via la retorica ! Malusardi trova la chiave giusta:

« di del dal col affioriccio ganolsi coscienziamo la simi-leguarsi. Recusia estemesica! Altrinon… rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca. Verè chi »

Con « Il linguaggio del Grammelot », lo Charabia degli attori della Commedia dell’ Arte, Malusardi diventa geniale, grazie al genio di Buzzati che riesce a riscattare, con una brillante leggerezza, un povero giornalista senza talento. Alla fine l’audacia vince sul talento.

« Fabrizia Smith-Lombrassa, ragazza aggiornatissima o per dirla più elegantemente “assai avvertita”, leggeva avidamente il saggio critico…: “Senti, senti, Diomeda, che tesoro” – disse volgendosi all’amica – “senti come gliela canta, il Malusardi, a quei poveri figurativi… Rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca!”. Risero di gusto entrambe. “Spiritoso, niente da dire”, approvò Diomeda. “Ah, io l’adoro, il Malusardi. è un formidabile!»

Buzzati ancora una volta, con ironia,  ci dice che il re è nudo.

Lo sapevamo già ma avevamo bisogno della conferma.

Grazie Dino.

mercoledì 31 dicembre 2025

Il Veneto, terra di numerosi ed eccellenti formaggi, riflesso delle tradizioni di una regione ricca e innovante.

 


Vette aguzze, vallate verdi, pianure fertili, colline viticole, fiumi navigabili e torrenti tumultuosi, laghi miti e litorali sabbiosi, città d’arte e borghi incantevoli: questi sono gli ingredienti che fanno del Veneto una regione ricca di sfumature e di variabili, capace di offrire scorci naturali e spunti storici e architettonici.


Il Veneto è anche conosciuto come regione attiva, 

dinamica e in forte sviluppo, le cui imprese sono orientate alla ricerca e sono all’avanguardia nelle tecnologie e nell’innovazione.

 


Innovazione e tradizione : questi due aspetti sono in apparenza contrastanti ma, al contrario,  il Veneto, e la sua gente, sanno benissimo conciliare un forte legame con il territorio e le radici storico culturali che ne hanno disegnato i confini, con la spinta imprenditoriale, anche e soprattutto nello sviluppo di identità locali, quale il Made in Italy e il Made in Veneto.


La cucina regionale è lo specchio di questa doppia identità, fondendo con maestria i sapori delle produzioni ricercate con il gusto per la sperimentazione e l’innovazione ed a sua volta il settore caseario esprime pienamente questa tendenza.


Oltre agli otto Formaggi DOP (Asiago, Casatella Trevigiana, Grana, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana, Taleggio) già conosciuti ed apprezzati a livello nazionale ed internazionale, il Veneto è ricco di formaggi tradizionali, realizzati da piccole realtà casearie a livello locale, che puntano sulla qualità e sulla tipicità dei loro prodotti.
In queste realtà viene lavorato in prevalenza il latte proveniente da stalle del territorio. 


Si crea così la stretta relazione tra microclima, alimentazione degli animali, caratteristiche della materia prima e ricette, spesso tramandate di generazione in generazione e 

dai casari, rendendo unico il binomio formaggio-territorio.

 


Ogni formaggio tipico del Veneto ha una sua storia da raccontare attraverso i sensi e non resta che saperla assaggiare !

 

sabato 27 dicembre 2025

Porta Ticinese a Milano : dalla malavita alla movida milanese !

 

Il quartiere Ticinese aveva nel vicolo Calusca il suo simbolo di malaffare. 

Porta Ticinese era anche detta “Porta Cicca” o “Porta Cinese”, soprannomi che legavano il luogo alla malavita milanese.

Qui sorgeva la "Cà Losca", una casa d’appuntamenti conosciuta da tutta Milano, frequentata da prostitute, balordi e piccoli criminali.

Uomini alla deriva trovavano rifugio tra alcol, gioco e sesso a pagamento, mentre nelle strade vicine si facevano traffici e affari illeciti. 

Il vicolo era considerato il “Porto del malaffare”, tanto che le guardie ci entravano raramente. 

La sua fama si diffuse in tutta Milano, alimentando la sensazione che il quartiere "Ticinese" fosse un quartiere molto pericoloso.

Oggi la zona è tra le più animate di Milano, con i Navigli, la Darsena e le Colonne trasformate in centro della movida milanese. 


Del passato resta solo il toponimo.

Corso Como a Milano, chi non lo conosce?

 



Ancora un quartiere emblematico di Milano : Corso Como!

In Corso Como c'è il famosissimo "10 Corso Como" l' indirizzo indissociabile dal quartiere.

Corso Como, oggi vetrina della movida e del tempo libero, era fino agli anni Ottanta un’area degradata. 

Magazzini abbandonati, prostituzione e risse notturne alimentavano una reputazione di insicurezza che teneva lontani i cittadini. 

La svolta arrivò nel 1991 con l’apertura di 10 Corso Como, che anticipò la trasformazione dell’intera zona. 

Negli anni successivi i progetti di Porta Nuova e la riqualificazione della stazione Garibaldi hanno ridisegnato lo spazio urbano. 





Locali, club e ristoranti hanno trasformato Corso Como nel punto principale della vita notturna milanese.

Oggi corso Como ha un' immagine internazionale con locali di moda , hotel , boutique, immobili di lusso ed è molto frequentato da turisti, studenti e professionisti.