martedì 8 settembre 2026

Il mitico Grattacielo di Rimini, dove ho abitato molto tempo fa

Il Grattacielo di Rimini, è l’edificio più famoso e più contestato di Rimini, è una freccia verso il cielo e il simbolo della città.

Abitavamo al 27esimo piano

Ho dei ricordi ben precisi del Grattacielo. Dei ricordi meravigliosi e anche dolorosi. Resterà sempre nel mio cuore con tanta nostalgia, associato al ricordo della mia cara mamma. 


A Rimini, località balneare per eccellenza della riviera romagnola, c’è uno straordinario
 edificio di 27 piani che si eleva come una freccia verso il cielo, Il Grattacielo di Rimini.


La costruzione di questo simbolo molto contestato inizia nell’ottobre del 1957 per opera dell’architetto e ingegnere
Raoul Puhali, istriano, nato a Pola il 6 maggio 1904 e morto a Trieste nel dicembre 1980, in un’area strategica vicino al mare, adiacente al centro storico e alla stazione ferroviaria. Il cantiere di questo palazzo finisce nel 1959.

Questa eclatante micro-città che svetta verso l’alto è un elemento autonomo di ben 100 metri di altezza, 27 piani, 192 appartamenti, 6 ascensori, destinata a diventare un simbolo per i riminesi.


Il Grattacielo doveva essere inserito in un piano di riqualificazione dell’intera area ma alla fine è diventato un unico e clamoroso punto di riferimento architettonico.

Purtroppo dopo un periodo di eleganza e modernismo, questa residenza dedicata alla borghesia che voleva distinguersi dal resto dei residenti della città, piano piano perde il fascino del sogno borghese vivendo una rapida decadenza, associata purtroppo anche a giri malavitosi ed attività illegali.

Dopo il periodo di decadenza degli anni Settanta e Ottanta è subentrata una nuova generazione ibrida che ha fatto rinascere questo palazzo.

Infatti ad oggi, il Grattacielo, è un caso più unico che raro di promiscuità sociale, con gli abitanti storici, le giovani coppie, gli artisti, i liberi professionisti, gli studenti, le 18 nazionalità differenti e gli appartamenti Airnb.

È un luogo che pulsa, che vive, pieno di energia in cui ci sono spettacoli teatrali, feste, proiezioni di film. 

È un luogo che ha ricominciato ad avere un ruolo importante per la città, la sua percezione è mutata e ora è visto anche in maniera positiva. 

E non ci resta che chiederci infine cosa ne rimane di quel sogno borghese degli anni Sessanta e che cosa è davvero questo edificio: se un ecomostro, un simbolo, un riferimento, o un grande esempio di convivenza sociale, nelle sue potenzialità e nelle sfaccettature talvolta negative.


A documentare la vita degli ultimi anni del Grattacielo è il regista
Marco Bertozzi nel film intitolato, appunto, Cinema Grattacielo. 

Il Grattacielo è stato ritratto nel film La  prima notte di quiete di Valerio Zurlini nel 1972, con Alain Delon, e nel 2017 il celebre Grattacielo è protagonista di un emozionante documentario del regista riminese che entra nella complessa comunità verticale. 

Nel 2005 Marco Bertozzi si trasferisce all’interno del palazzo e inizia questo progetto dove i protagonisti sono gli spazi e le persone che abitano il Grattacielo, “uno spaccato sociologico dell’Italia del nostro tempo” Il documentario è dedicato al tempo dell’abitare. 

« Cinema Grattacielo » racconta come l’arte può creare processi di rigenerazione urbana in maniera positiva.” 

Dal sogno borghese della bella villeggiatura adriatica nel complesso moderno con sei ascensori sfreccianti, fino alla decadenza. 

Nel documentario sono rappresentati, oltre ai lati positivi, i timori della comunità. È una sfida estetica: rappresentare la fisicità del grattacielo è abbastanza semplice, le gioie e i dolori, le paure e le inquietudini no. 

Marco Bertozzi racchiude in un film il senso comune di una collettività che considera il Grattacielo la sua casa, ma anche una riflessione autobiografica che si interroga sulle forme del documentario contemporaneo.

💗💗


Le milanesi secondo i sondaggi. Eleganti, snob, libere.

 


Si parla delle milanesi, le abitanti della città più dinamica e più cosmopolita d’Italia.


Uno degli elementi più rappresentativi dell’identità femminile milanese 
è l’eleganza.

Nelle varie interviste e sondaggi la milanese tipo è chic, elegante, raffinata.

Ornella Vanoni, una vera milanese

È autonoma, pratica, riservata, determinata.

E sempre di corsa !

Il suo meme : « Chi va piano non è di Milano ! »

Le milanesi sono vere signore, con uno stile sobrio.

Tra gli stereotipi più ricorrenti continua a comparire quello delle milanesi considerate snob, distaccate.

La definizione che ricorre più spesso riguarda però la loro presenza in città. Molti intervistati sostengono che le «vere milanesi siano ormai rare», «sparite», «estinte» o addirittura «una specie in estinzione»


Un tema che nei commenti viene spesso associato alla difficoltà di trovare ancora le «milanesi di una volta».

Adesso emerge anche un’immagine più contemporanea. Diverse risposte descrivono le milanesi come donne «libere» «smart», «versatili».

Un ritratto che mette in evidenza autonomia, apertura al cambiamento e capacità di adattarsi ai ritmi di una città sempre più internazionale.

Diversi sondaggi sottolineano anche il rapporto con il lavoro.

Le milanesi vengono descritte come «multitasking», «precise», «affidabili» «grandi lavoratrici» e «pignole». 

Sono donne organizzate, capaci di gestire contemporaneamente numerosi impegni e di affrontare con metodo la vita quotidiana.

Tra le risposte riaffiora infine una delle figure simbolo della città: la «sciura» milanese.

C’è chi parla di «vere signore» e chi richiama perfino le «young sciure», a dimostrazione di come questo modello continui a essere riconosciuto anche dalle nuove generazioni.

Più che un riferimento all’età, il termine identifica uno stile fatto di eleganza, di modi garbati e forte legame con la tradizione milanese.

 

Un qui pro quo divertente : la domanda sulle milanesi è stata interpretata come se «le milanesi» fossero il celebre piatto della tradizione gastronomica ambrogina, rispondendo con definizioni come «cotolette buonissime», «impanate», «con l’osso»..



martedì 11 agosto 2026

I nuovi codici degli ultra ricchi.

Il numero globale dei milionari ammonta a 60 milioni, con un portafoglio di 227mila miliardi di dollari, circa la metà della ricchezza mondiale, secondo  il Global Wealth Report 2025 di UBS. 

Fra loro spicca una categoria inedita e sempre più influente, gli EMILLI, acronimo di Everyday Millionaires, milionari con un patrimonio compreso tra 1 e 5 milioni di dollari.

Gli "ultra ricchi" soprannominati gli UHNWI (Ultra High Net Worth Individuals) sono sempre più numerosi, più esigenti e più mobili.

I ricchi affascinano la grande maggioranza della popolazione perché sembrano inacessibili, con vite nascoste, fantasmate, lontane dalle esistenze ordinarie.



Per questa ragione molti film e serie spopolano sul piccolo e grande schermo.

Anora di Sean Baker, Palma d'oro 2024 e 5 Oscar. 

The White Lotus, Big little Lies, Succession, Privilège, L'incredibile  Famiglia Kardashian, Rich Kids of Beverly Hills, The Real Housewives.

Essere ricco oggi è essere bello, sano, snello, dinamico e Fit!

E spesso in movimento : città, paesi, attività. 

Dallo yacht a Saint Tropez ai Penthouse a Miami, Londra, Parigi oppure soggiorni in luoghi come Marbella, Aspen, le Baleari.

Affitti a più di 30000 euro al mese a Parigi per vivere "entre-soi", con i figli nelle scuole private più care.

Il nuovo Graal è la formula "Money can't buy" cioè "quello che i soldi non possono comprare" come per esempio, dei momenti autentici in famiglia, un incontro con una persona eccezionale, il papa, un artista, 

Discrezione, voli privati, conciergerie di lusso per organizzare tutto: vacanze in siti rari, feste faraoniche, viaggi esotici,  iscrizioni alle scuole e ai club esclusivi, acquisti di incredibili oggetti di decorazione, insomma veramente tutto!

Ma la felicità è veramente vivere nascosti per non essere riconosciuti?

E se fosse vero che "l'argent ne fait pas le bonheur"?


giovedì 28 maggio 2026

Carlo Petrini, il creatore di Slow-food, ci ha lasciato.

Qualche giorno fa c'è stato il funerale di Carlo Petrini, chiamato Carlin.

Si è spento il 21 maggio 2026 a Bra, in Piemonte, la sua città natale. Era nato il 22 giugno 1949.

Gastronomo, scrittore, giornalista e soprattutto creatore nel 1986 del concetto Slow-food.

Slow-food è un sistema alimentare durabile e intelligente.

L'obiettivo è difendere i prodotti agricoli di qualità e di grande tradizione contro la standardizzazione del gusto.

Vuole anche informare la gente sulla qualità del cibo che mangiano.

Il logo è una chiocciola, l'animale "lento" per eccellenza, scelto per illustrare il principio di Slow- food : "mangia adagio e mangia bene"

Carlo Petrini è stato definito "Eroe europeo" dalla rivista "Time", ideatore di "Terra Madre", una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, giovani chef, esperti culinari.

Con le conferenze, le intervenzioni in Università prestigiose e all'ONU, i dialoghi con Papa Francesco sull'ecologia integrale, ha avuto una vita eccezionale, ricca e generosa.



lunedì 11 maggio 2026

Vi presento il fiore all'occhiello del Made in Italy : la Nave Scuola Amerigo Vespucci !

 



L'Amerigo Vespucci, il mitico veliero che salpa i mari con maestà, è una Nave Scuola per futuri ufficiali di Marina.

Ecco qui svelati i segreti e le curiosità della Nave Scuola Amerigo Vespucci, senza dubbio la nave più bella del mondo.

Siamo sulla Nave Scuola Amerigo Vespucci, lo splendido veliero che dal 1931 è uno dei fiori all'occhiello della Marina Militare italiana.

UN PO' DI STORIA

Benvenuti a bordo, vento in poppa e mare calmo!

Varata il 22 febbraio 1931 nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, vicino a Napoli, l'Amerigo Vespucci ha formato generazioni di ufficiali, compiendo più di 70 campagne d’istruzione in giro per il mondo. Nel 2018, ha oltrepassato il Circolo polare Artico.

Il ruolo di quest splendido veliero è di essere una "scuola galleggiante".

A bordo i futuri ufficiali di Marina imparano tutte le tecniche marinaresche e ogni segreto sulla navigazione. 

Una particolarità del veliero è che tutti i comandi delle manovre che l'equipaggio deve eseguire, in particolare i nocchieri, gli addetti alle manovre marinaresche, come il salpaggio dell'ancora, le manovre ai paranchi, ecc., sono dati con il fischietto, chiamato "fischietto del nostromo". 

Dal 1931 se ne sono alternati 18 e i loro nomi campeggiano tuttora su una targa a bordo della nave, voluta dal Maresciallo Antioco Tilocca, in servizio fino al 2009.



L'EQUIPAGGIO

A bordo della Nave Scuola A. Vespucci lavorano circa 270 militari, ai quali nel periodo estivo si aggiungono gli Allievi dell'Accademia Navale di Livorno, circa un centinaio, oltre ad un team di supporto di una trentina di militari. D'estate sono dunque più di 400 le persone imbarcate sul veliero.

CURIOSITÀ

La Nave Scuola A. Vespucci aveva una "gemella", LA Cristoforo Colombo, che entrò in servizio nel 1928 e fu nave scuola fino al 1943. Nel 1949, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, fu ceduta come risarcimento danni all'Unione Sovietica, che la utilizzò a sua volta come nave scuola fino al 1963 con il nome Dunay (Danubio).

Il suo nome lo si deve al celebre navigatore Amerigo Vespucci, amico a sua volta di Cristoforo Colombo con cui partecipò all'allestimento della seconda spedizione verso l'America. 

Effettuò numerosi viaggi ritenuti di importanza fondamentale perché permisero agli studiosi dell'epoca di accertare che le terre scoperte erano realmente un "nuovo Mondo" e non parte dell'Asia, come invece sostenuto da Cristoforo Colombo. 

Mentre quest'ultimo tenne gelosamente custodite le sue scoperte per la Spagna, suo committente, Vespucci rese anche noti i suoi diari di bordo alla comunità scientifica e culturale. 

Per questo motivo il geografo tedesco Waldseemuller propose il nome di "America" per le terre scoperte a fine 1400, come riportato nel suo Cosmographiae Introductio.

A prora si trova la cosiddetta "polena", realizzata in bronzo dorato, che rappresenta proprio Amerigo Vespucci

Le decorazioni di poppa e i fregi di prora, invece, sono in legno ricoperti di foglie d'oro zecchino.


I NUMERI DEL VELIERO

36 km: è la lunghezza delle cime (ovvero le "corde" a bordo).

2.635 mq : è l'estensione delle 24 vele quadre e di straglio in tela olona, ovvero fibra naturale.

1.202, 57 tonnellate : è questa la stazza netta del veliero.

11 le imbarcazioni di supporto al veliero per l'addestramento e i servizi portuali.

5 i motori: due diesel da 1.320 kW ciascuno.

2 diesel generatori da 760 kW ciascuno;

1 motore elettrico di propulsione da 1.500 kW

LE IMPRESE STORICHE E LEGGENDARIE

Tra le imprese leggendarie del veliero italiano c'è quella del settembre del 1974, quando la nave scuola sfidò il mare forza 9 nel Golfo di Biscaglia,  o Golfo di Guascogna nell’ Oceano Altlantico, fra Spagna e Francia, riuscendo a vincere le enormi onde dopo 5 ore.

Indimenticabile, poi, quella dell'Ammiraglio Agostino Straulino, timoniere (e poi comandante) di Nave Vespucci, oltre che campione olimpico di vela, che riuscì a risalire il Tamigi a vele spiegate fino a Londra, lasciando di stucco gli inglesi.

Nato in una piccola isola istriana, all'epoca italiana, Straulino entrò in Accademia come ufficiale di complemento e durante la guerra fece parte dei corpi d'assalto Gamma, ottenendo decorazioni per le sue azioni vittoriose contro le navi inglesi nella rada di Gibilterra

Durante un'operazione di sminamento perse parzialmente la vista, ma dal '48 si dedicò alle regate, vincendo 8 titoli europei, 2 mondiali e 10 italiani, fino al successo olimpico a Helsinki nel 1952

Diventato comandante del Vespucci nel 1965, compì un'altra impresa incredibile, uscendo a vela dal porto di Taranto, in Puglia, con pochissimi metri a disposizione sui due lati dello scafo. 

La manovra gli valse una lettera di encomio (lode, per lo più pubblica o ufficiale, fatta solennemente da persona autorevole) dell'Ammiragliato e una che gli annunciava 10 giorni di arresti per aver violato il regolamento.

LA NAVE VESPUCCI, PRECURSORE DEL "MADE IN ITALY"

Il veliero può essere considerato simbolo e precursore del "Made in Italy".

Progettata dall'ingegnere e tenente colonnello Francesco Rotundi, direttore dei cantieri navali di Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, dal giorno del varo, il 22 febbraio 1931, ha continuato ad essere Nave Scuola della Marina Militare, fatta eccezione per il periodo bellico.

Nella campagna 2017 la Nave ha rappresentato l'Italia e il "Made in Italy" all'estero, partecipando alle celebrazioni del 150° anniversario della Confederazione Canadese e alla Tall Ship Race, la competizione per i velieri ad alti alberi delle Navi Scuola mondiali.

LA NAVE DEI GIOVANI E DEI BAMBINI

Oltre a rappresentare la "scuola galleggiante" per gli Allievi Ufficiali del 1° anno dell'Accademia di Livorno, il veliero vanta una lunga storia di collaborazione con l'UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia.

martedì 7 aprile 2026

Street ART, Visual ART, Graffiti, Murales, Arte murale, Writing ...sono arte contemporanea!

 


La Street Art è una forma d’arte recente, in alcuni casi si parla con disinvoltura di arte contemporanea. 

Nasce dal 1950 al 1960 in America, fino a svilupparsi e diffondersi a macchia d’olio in tutte le città del mondo. 

Si tratta di una vera e propria forma d’arte che oltrepassa i limiti imposti dai galleristi e critici d’arte, un modo contestatario e provocatore per esprimere le proprie idee sulla politica e sulla società in generale. Si diffonde a Parigi, in Germania (esempio, unico nel suo genere, è il Muro di Berlino), in Irlanda, in Inghilterra, fino ad arrivare in Italia, in cui questa arte proteiforme si sviluppa in tre punti focali principali: Milano, Roma e Bologna.


In Europa l’arte di strada approda in ritardo, all’inizio degli anni 2000 circa, e comincia ad assumere una propria identità a partire dal graffitismo e dal muralismo, forme d’arte molto vicine.

Si creano spesso delle confusioni tra i termini Murales, arte murale, graffiti, Writing, street art e visual art e vengono spesso confusi e utilizzati come sinonimi.

Le loro radici, oltre che le loro tecniche sono completamente diverse.

graffiti derivano dal movimento del graffitismo, che ha origine nei primi anni ‘70.
Nati da movimenti di protesta, come libere espressioni creative della popolazione contro il potere, hanno assunto sempre più nel tempo valore estetico, divenendo una vera e propria corrente artistica innovativa.

Il termine « murales » indica ogni tipo di pittura realizzata su pareti esterne, generalmente di grandi edifici o su muri di cinta.

La pittura murale ha origini antiche ed è divenuta celebre per il movimento artistico messicano noto come muralismo.

Oggi è molto diffusa tra i giovani artisti ed è spesso praticata su superfici pubbliche o per decorare pareti e soffitti all’interno di edifici.
La pittura murale può essere realizzata con varie tecniche, come l’affresco, realizzato dipingendo con pigmenti stemperati in acqua su intonaco fresco.

I murales nascono in America Latina nella prima metà del secolo scorso e sono grandi affreschi a fondo politico, a pennello.

“Murales” rimane il termine più utilizzato per definire tutti gli altri termini, ma in maniera impropria.

Il Writing, legato ad una Street Culture che alcuni inseriscono all’interno della cultura hip hop, ma in realtà ne rimane un fenomeno a parte.

Nel frattempo, sempre tramite tags e throw ups si sviluppa anche un fenomeno legato alle gangs, per testimoniare e delimitare i propri territori. In entrambi i casi lo strumento di utilizzo principale è sempre la bomboletta spray.

I graffiti nascono con le scritte, tags, e si allargano solo successivamente a personaggi semplici in stile cartoon chiamati puppets.

Con il crescere delle aziende produttrici di spray, di gamme di colori più folte e di diversi caps, ovvero tappi appositi per fare tratti differenti, si arrivano a disegnare puppets sempre più elaborati e ricchi di colori, fino ad arrivare al realismo.

La street art è invece un mondo parallelo, vengono utilizzate tecniche differenti, come pennelli, stencils, o altri aiuti tecnici per righe, cerchi e sfumature.

La mural art e la visual art non sono veri e propri fenomeni, ma semplicemente definizioni di qualcosa di più specifico rispetto ai mondi precedenti.

Vengono generalmente utilizzati questi termini per indicare percorsi successivi ai graffiti e al Writing da parte di alcuni esponenti che diventano artisti, talvolta anche molto affermati.

La differenza tra l’arte murale e la street art è che generalmente la prima viene sempre realizzata a mano libera ed è un rapporto più diretto tra l’artista e il muro.

Mentre invece la seconda viene elaborata in studio o in laboratorio e poi applicata sul muro spesso con procedimenti strategici e tecnici che anche allievi possono applicare, alla Andy Wharol.

 


 

sabato 7 febbraio 2026

Cominciando dalla Generazione Silenziosa, dai Baby Boomer alla Generazione Alpha, 7 generazioni con caratteristiche specifiche e ben differenti.

 





Le generazioni attualmente in vita possono essere

suddivise in 7 gruppi: 

Greatest Generation, Generazione silenziosa, Baby

Boomer, Generazione X, Y, Z e Alpha.

Vediamo a che anni si riferiscono e che caratteristiche hanno.

La Generazione silenziosa o della ricostruzione è costituita dai nati dal 1928 al 1945 ed è stata la grande protagonista del secondo dopoguerra. 

Molte delle persone di questo gruppo sono ancorate a valori tradizionali quali famiglia, matrimonio e lavoro. Hanno attualmente una scarsa alfabetizzazione alla tecnologia digitale (per motivi anagrafici) e non hanno troppa fiducia nel cambiamento.

I Baby Boomers sono nati tra il 1946 e il 1964. Hanno vissuto i primi anni di vita immersi in uno stato di crescita economica che ha permesso loro di impegnarsi per diverse cause civili e sociali, ma anche di dare importanza alla propria identità politica e alla realizzazione dei propri obiettivi personali.

La Generazione X o di transizione è composta da persone nate tra il 1965 e il1980. Si tratta di individui che in media hanno una coscienza ecologica piuttosto elevata rispetto alle generazioni precedenti, poiché hanno avuto la prima fase della vita segnata da problemi ambientali come Chernobyl o il buco nell’ozono.

La Generazione Y o dei Millennials è costituita da coloro che sono nati tra il 1981 e il 1996. È una generazione che comincia ad essere multiculturale e immersa nella tecnologia digitale. Ne fanno parte coloro che, di fronte alla precarietà lavorativa, hanno deciso di cominciare a cercare opportunità all’estero: sono la generazione dell’euro e della cittadinanza europea.

La Generazione Z o delle reti è composta dai nati tra il 1997 e il 2012. 

Sono generalmente presenti su tutti i social network, sono dinamici e amanti del cambiamento. 

Sono riconosciuti anche per il forte orientamento individualista.

La Generazione Alpha, infine, comprende i nati tra 2013 e il presente.

È importante ricordare che, come tutte le generalizzazioni, attribuire caratteristiche differenti alle varie generazioni può portare a sviluppare dei cliché o degli stereotipi. In questo contesto si parla anche di "miti generazionali". 

Se affrontata in maniera costruttiva, però, la comprensione delle specifiche caratteristiche di ogni generazione aiuta a riconoscere i conflitti generazionali e a favorire lo scambio reciproco, a eliminare i pregiudizi e a sottoporre a spirito critico le idee che abbiamo sull’età.

Il Crodino, l' iconico aperitivo analcolico italiano amato da Brigitte Bardot !

 


Cosa ci beviamo? Dai, ci beviamo il Crodino, l'aperitivo italiano nato in Piemonte!



Nell’estate 1965, a Crodo, un paesino delle Alpi piemontesi noto per le sue sorgenti termali, succede qualcosa di sorprendente : dallo stabilimento delle acque minerali escono più di 53.000 bottigliette colorate in un solo giorno.

È il debutto di una nuova bevanda analcolica frizzante, dal colore aranciato e dal gusto amaro, quella che diventerà il Crodino.


Il nome non era affatto scontato. Dopo aver pensato a Picador e Biondino un dirigente propone Crodino in  omaggio al paese di produzione.

Il 14 luglio 1965 il nome è registrato e pochi giorni dopo è iniziata la produzione ufficiale.

L'inventore è Maurizio Gozzellino, enologo torinese che tutti chiamavano “il mago delle essenze”. 

Trasferitosi a Crodo, ha lavorato per mesi con passione  sulla messa a punto di un mix di erbe e spezie, mescolandole con l’acqua purissima della fonte Liesel. 

La ricetta rimane ancora oggi segreta, ma si sa che include chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo, noce moscata, zenzero e persino assenzio. 

Un dettaglio poco noto : la miscela viene fatta stagionare sei mesi in botti di rovere, come un distillato di pregio.


Il successo è stato immediato anche grazie allo slogan pubblicitario : Crodino, l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo e l’immagine glamour di Brigitte Bardot nelle pubblicità televisive.

Negli anni la bevanda ha vissuto passaggi importanti : nel 1983 è acquistata dalla Bols, nel 1995 entra a far parte del gruppo Campari, che la trasforma in una vera icona nazionale dell’aperitivo analcolico.

Oggi il Crodino non solo resta protagonista sulle tavole italiane, ma si sta espandendo in tanti mercati internazionali, continuando a rappresentare un piccolo orgoglio made in Italy.

Nel 2024, a causa della scadenza del contratto fra Campari, che possiede il marchio Crodino e Royal Unibrew, l’azienda danese che aveva acquisito nel 2017 da Campari il sito di produzione e imbottigliamento di Crodo, quest’ultima ha interrotto la produzione del Crodino, spostandola nello stabilimento di Campari a Novi Ligure.

Ma sessant’anni dopo la sua nascita, il Crodino non ha perso il suo fascino: è ancora sinonimo di convivialità e leggerezza, capace di raccontare in un sorso la storia di un paese di montagna e di un’intuizione geniale.

E dal 2017, esiste anche il crodino rosso, gusto arancia rossa.



mercoledì 28 gennaio 2026

Il celebre limone d'Amalfi, l'emblematico prodotto I.G.P. della Costa Amalfitana



Il famoso limone Costa d'Amalfi I.G. P (I.G.P. Indicazione Geografica Protetta)

è un prodotto agricolo pregiato e molto conosciuto, coltivato

lungo la magnifica costa amalfitana, in provincia di Salerno.



Questo celebre limone si distingue dagli  altri limoni per le

 sue dimensioni maggiori, per la buccia spessa e porosa, di colore giallo intenso e per la polpa succosa e dal sapore intenso e aromatico.

La coltivazione del limone di Amalfi è un’attività che si tramanda da generazioni lungo la Costiera d’Amalfi.

Le piante di limone vengono coltivate in terrazzamenti,

 sostenuti da muretti a secco, che si affacciano sul mare.

La coltivazione di questo agrume richiede grande attenzione e

 cura da parte degli agricoltori, che devono provvedere

 all’irrigazione, alla concimazione e alla potatura delle piante.

Utilizzato in cucina per la preparazione di numerosi piatti e bevande, grazie al suo sapore intenso e alla sua fragranza, il limone di Amalfi è l’ingrediente principale del limoncello, del miele di limone di Amalfi e della marmellata di limone di Amalfi.

La sua fragranza lo rende anche un ingrediente ideale per la preparazione di dessert,

 come ad esempio la crema al limoncello, il tiramisù al limoncello o la torta al

 limone di Amalfi e la delziosa crostata al limone di Amalfi.

Il limoncello è un liquore tipico della Campania, preparato con il limone di Amalfi,

 zucchero e alcool, ed è una bevanda molto apprezzata in Italia e all’estero, spesso

 servita come digestivo alla fine dei pasti.



Si prepara lasciando macerare la buccia dei limoni di Amalfi

nell’alcool per alcuni giorni, e poi aggiungendo lo sciroppo di zucchero per ottenere un liquore dolce e aromatico dal sapore intenso.



Il miele di limone di Amalfi è un prodotto naturale e benefico, ottenuto dalla raccolta del nettare dei fiori di limone dalle api ed è caratterizzato dal suo sapore delicato.

È un ottimo rimedio naturale per la tosse e il mal di gola,

 grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche ed è ricco di vitamine e sostanze antiossidanti, che lo rendono un alimento ideale per rafforzare il sistema immunitario e prevenire le malattie.

Grazie al suo sapore intenso e alla sua freschezza, il limone

 di Amalfi è diventato un ingrediente fondamentale per molte ricette di cucina, sia dolci che salate.

Ma non è solo un ingrediente gastronomico, il limone di

Amalfi ha anche importanti proprietà benefiche per la salute. Ricco di vitamina C e di antiossidanti, aiuta a rafforzare il sistema immunitario, a prevenire le malattie cardiovascolari e a combattere lo stress ossidativo.

Oltre alle proprietà curative, il limone di Amalfi è stato

 anche utilizzato per la produzione di profumi, saponi e cosmetici. Grazie alla sua fragranza unica e alla sua

freschezza, il limone di Amalfi è un ingrediente popolare

anche in prodotti per la cura della pelle e dei capelli.



In conclusione, il limone di Amalfi è un tesoro della cucina e

 della cultura italiana.

La sua fragranza unica e il suo sapore intenso lo rendono un

ingrediente indispensabile per molte ricette tradizionali, mentre le sue proprietà benefiche per la salute lo rendono un alimento salutare e nutriente.