Il Grattacielo di Rimini, è l’edificio più famoso e più contestato di Rimini, è una freccia verso il cielo e il simbolo della città.
Abitavamo al 27esimo piano.
Ho dei ricordi ben precisi del Grattacielo. Dei ricordi meravigliosi e anche dolorosi. Resterà sempre nel mio cuore con tanta nostalgia, associato al ricordo della mia cara mamma.
Questa eclatante micro-città che svetta verso l’alto è un elemento autonomo di ben 100 metri di altezza, 27 piani, 192 appartamenti, 6 ascensori, destinata a diventare un simbolo per i riminesi.
Purtroppo dopo un periodo di
eleganza e modernismo, questa residenza dedicata alla borghesia che voleva
distinguersi dal resto dei residenti della città, piano piano perde il fascino
del sogno borghese vivendo una rapida decadenza, associata
purtroppo anche a giri malavitosi ed attività illegali.
Dopo il periodo di decadenza degli
anni Settanta e Ottanta è subentrata una nuova generazione ibrida che ha fatto
rinascere questo palazzo.
Infatti ad oggi, il Grattacielo, è
un caso più unico che raro di promiscuità sociale, con gli abitanti storici, le
giovani coppie, gli artisti, i liberi professionisti, gli studenti, le 18
nazionalità differenti e gli appartamenti Airnb.
È un luogo che pulsa, che vive, pieno di energia in cui ci sono spettacoli teatrali, feste, proiezioni di film.
È un luogo che ha ricominciato ad avere un ruolo importante per la città, la sua percezione è mutata e ora è visto anche in maniera positiva.
E non ci resta che chiederci
infine cosa ne rimane di quel sogno borghese degli anni Sessanta e che cosa è
davvero questo edificio: se un ecomostro, un simbolo, un riferimento, o un
grande esempio di convivenza sociale, nelle sue potenzialità e nelle
sfaccettature talvolta negative.
Il Grattacielo è stato ritratto nel film La prima notte di quiete di Valerio Zurlini nel 1972, con Alain Delon, e nel 2017 il celebre Grattacielo è protagonista di un emozionante documentario del regista riminese che entra nella complessa comunità verticale.
Nel 2005 Marco Bertozzi si trasferisce all’interno del palazzo e inizia questo progetto dove i protagonisti sono gli spazi e le persone che abitano il Grattacielo, “uno spaccato sociologico dell’Italia del nostro tempo” Il documentario è dedicato al tempo dell’abitare.
« Cinema Grattacielo » racconta come l’arte può creare processi di rigenerazione urbana in maniera positiva.”
Dal sogno borghese della bella villeggiatura adriatica nel complesso moderno con sei ascensori sfreccianti, fino alla decadenza.
Nel documentario sono rappresentati, oltre ai lati positivi, i timori della comunità. È una sfida estetica: rappresentare la fisicità del grattacielo è abbastanza semplice, le gioie e i dolori, le paure e le inquietudini no.
Marco Bertozzi racchiude in un
film il senso comune di una collettività che considera il Grattacielo la
sua casa, ma anche una riflessione autobiografica che si interroga sulle forme
del documentario contemporaneo.



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