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dimanche 22 novembre 2009

A Chicago installazioni firmate

A metà strada tra opere d’arte e oggetti di design, le installazioni, temporanee o permanenti, sono progetti firmati da creativi internazionali pensati per creare una dimensione spazio-temporale inedita, per veicolare messaggi usando strumenti alternativi e per vivere gli ambienti in maniera differente.
L’interazione tra l’opera e il pubblico è uno dei principi fondamentali delle installazioni artistiche e di design, che si avvalgono anche dell’uso di nuove tecnologie, come i softwares per la gestione di audio e video o di periferiche elettroniche e meccaniche.

Ancora per pochi giorni, il Burnham Pavilion di Chicago ospita un’installazione realizzata da Zaha Hadid per il centenario del piano urbanistico di Daniel Burnham.

La struttura è stata realizzata in alluminio, con andamento curvilineo e apparentemente privo di giunture, ricoperta da uno speciale tessuto che funge da supporto per la proiezione di video.
Gli spettatori possono camminare al suo interno e godersi i filmati di Thomas Gray che illustrano la storia di Chicago. Hand From Above è un’installazione interattiva semi-permanente ideata da Chris O’Shea.

Commissionata dal Foundation for Art & Creative Technology, dall’ Abandon Normal Devices Festival e dal Liverpool City Council, è una creazione nata per stimolare la nostra attenzione quando ci spostiamo da un luogo a un altro della città. Ispirandosi al mito della Terra dei Giganti, l’installazione agisce in tempo reale sulle immagini della folla, riprese dall’alto e inviate ai mega schermi. I passanti vengono colpiti da una mano gigante e manipolati dal video. L’alterazione avviene tramite openFrameworks e openCV, due software open source per la modellazione e la gestione delle immagini filmate.
La sonorizzazione è opera di Owen Lloyd.
“Non è un negozio, è un’esperienza. Non è un decoro e non è un artwork, ma è senz’altro una forma di espressione.
Spetterà alle persone farsela propria.
La mia gioia più grande sarebbe se intraprendessero un viaggio immaginario nelle loro teste”. Così il designer Arne Quinze parla del suo ultimo lavoro, realizzato per gli interni appena inaugurati del concept store l’Eclaireur a Parigi.

Il creativo dà vita ad un mondo onirico, rivestendo i locali con scarti assemblati di assi di legno frammiste ad altri materiali di scarto.
Inseriti nell’anomala boiserie, 147 monitor mostrano gli occhi un po’ languidi della moglie di Quinze.

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