Premetto che amo Buzzati. Come grande giornalista e come persona.
Conosco la sua storia, penso quasi di conoscerlo bene. Conosco i suoi disegni, i suoi quadri, i suoi fumetti
Il libro " Un amore" mi ha fatto capire molte cose di lui. Della sua vita.
Vorrei soffermarmi sull' ultimo racconto che ho letto e che mi è piaciuto molto.
Il racconto di Dino Buzzati " Il critico d’arte" .
Tratto da "I sessanta racconti"
Il protagonista del racconto "Il critico d'arte" il famoso critico Malusardi, si rompe la testa per trovare il tono giusto da dare alla sua recensione, in modo che l' artista sconosciuto Leo Squittinna, che presenta 30 opere in una sala dedicata a lui, possa finalmente rivelarsi agli occhi del pubblico e soprattutto agli occhi degli intenditori come la rivelazione dell’anno: un genio destinato a far parlare di sé per molti anni e a riempire di quadricromie parecchi volumi di Skira.
E questo tramite lui, Malusardi, che si farà un nome come scopritore di talenti. Benvenuti fama e onori !Agli occhi di Malusardi, evidentemente, le trenta opere di Leo Squittinna esposte alla Biennale non hanno nessun valore artistico, nessuna ricerca di equilibrio del neoplasticismo di De Stijl :
« una trentina di quadri apparentemente
tutti uguali, formati da un reticolo di linee perpendicolari tipo Mondrian, il
che dava un senso di pulsazione, di stretta, di crampo, come quando nelle
digestioni difficili qualcosa si ingorga nello stomaco e duole, per poi
sciogliersi nel giusto andamento viscerale».
Dopo una lunga riflessione piena di dubbi cerca di scrivere
l’articolo, senza essere convinto di quello che scrive.
La banalità di cio che scrive lo lascia perplesso. « Ma
qui appunto si precisa come la meccanica mondrianiana a lui si presti solo nel
limite di un termine di trapasso da nozione a coscienza della realtà, dove
questa sarà sì rappresentata nella sua prontezza fenomenica più esigente».
Riscrive l’articolo, lo butta nel cestino e d’un tratto ha un colpo di genio. Rompiamo i codici, buttiamo via la retorica ! Malusardi trova la chiave giusta:
« di del dal col affioriccio ganolsi coscienziamo la
simi-leguarsi. Recusia estemesica! Altrinon… rifè comerizzando per rerare la
biffetta posca o pisca. Verè chi »
Con « Il linguaggio del Grammelot », lo Charabia
degli attori della Commedia dell’ Arte, Malusardi diventa geniale, grazie al
genio di Buzzati che riesce a riscattare, con una brillante leggerezza, un
povero giornalista senza talento. Alla fine l’audacia vince sul talento.
« Fabrizia Smith-Lombrassa, ragazza aggiornatissima o per
dirla più elegantemente “assai avvertita”, leggeva avidamente il saggio
critico…: “Senti, senti, Diomeda, che tesoro” – disse volgendosi all’amica –
“senti come gliela canta, il Malusardi, a quei poveri figurativi…
Rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca!”. Risero di gusto
entrambe. “Spiritoso, niente da dire”, approvò Diomeda. “Ah, io l’adoro, il
Malusardi. è un formidabile!»
Buzzati ancora una volta, con ironia, ci dice che il re è nudo.
Lo sapevamo già ma avevamo bisogno della conferma.
Grazie Dino.






Nessun commento:
Posta un commento