sabato 10 gennaio 2026

Parole e parolacce in dialetto milanese !

Come milanese mi permetto di fare una lista delle parole e delle parolacce più usate  in dialetto milanese.

Non si sa mai, potrebbero servire!

Pirla. Scemo

L’insulto milanese per eccellenza, l’insulto più emblematico. L'insulto supremo! « Che pirla! Sei un pirla. Io non sono mica un pirla.. » 

Significa stupidotto, cretino, e puo essere più o meno offensivo, secondo le circostanze. La parola pirla originariamente si riferiva a una trottola, ma con il passare del tempo ha assunto una connotazione più offensivaNel cinema tra i più famosi ad usarla è stato Boldi, come nella frase rivolta a Pozzetto nel film il Ragazzo di Campagna : “ma lo sai c’hai la faccia da pirla”.

Ussignur  O Signore !

Esclamazione tipica usata dai milanesi per esprimere stupore. Equivalente di « O Signore ! Mamma mia ! »

Sperèmm Speriamo bene!

In questo caso si tratta di un auspicio che tutto si risolva per il meglio.

Va da via i ciapp  versione elegante di Vaffanc..

Significa letteralmente “Vai a dare via le chiappe”. Viene usato per mandare a quel paese

Robb de matt   Roba da matti

Esclamazione per commentare un fatto assurdo e inspiegabile.

Va’ a ciapa’ i ratt   Vattene

« Vai a catturare i topi ». Un’espressione che è ancora molto popolare in frasi memorabili come “Va a ciappà i ratt”, che in dialetto milanese significa “levati di torno e, se proprio non sai cosa fare, vai a prendere i topi!”.

Barlafüs Una persona senza importanza

Barlafüs era uno strumento poco importante impiegato nella filatura. In seguito, il termine è stato esteso a ogni strumento di utilità limitata e adesso è utilizzato per descrivere una persona di poca importanza.

« Fiiiga » Esclamazione

Termine che rappresenta il milanese per chi non è di Milano. “Figa” viene spesso impiegato come intercalare e per enfatizzare una situazione particolare. La “i” viene spesso allungata per dare maggiore enfasi a un evento appena avvenuto o a una notizia ricevuta. È certamente una delle parole più frequenti, utilizzata in ogni posizione della frase e in qualunque contesto.

Alura  Allora ?

Usato in diversi modi, come saluto  “alura bela gent”, ma anche come chiusura di uno domanda, ad esempio per sapere come è andata una determinata coasa: “Ue, alura?” oppure come dire: “Diamoci una mossa!”.

Ciumbia  Accipicchia !

Si tratta di un’esclamazione bonaria, spesso usata come intercalare, simile a Caspita ! “ Ma dai! ”, “Accipicchia!”, “Accidenti!” o “Urca!”.



Buzzati e il suo "critico d'arte" che usando il linguaggio di Grammelot ci rivela il suo genio, la sua audacia , la sua fantasia.


Premetto che amo Buzzati. Come grande giornalista e come persona. 

Conosco la sua storia, penso quasi di conoscerlo bene. Conosco i suoi disegni, i suoi quadri, i suoi fumetti

  

Il libro " Un amore" mi ha fatto capire molte cose di lui. Della sua vita. 

Vorrei soffermarmi sull' ultimo racconto che ho letto e che mi è piaciuto molto.

Il racconto di Dino Buzzati " Il critico d’arte" .

Tratto da "I sessanta racconti"

Il protagonista del racconto "Il critico d'arte" il famoso critico Malusardi, si rompe la testa per trovare il tono giusto da dare alla sua recensione, in modo che l' artista sconosciuto Leo Squittinna, che presenta 30 opere in una sala dedicata a lui, possa finalmente rivelarsi agli occhi del pubblico e soprattutto agli occhi degli intenditori come la rivelazione dell’anno: un genio destinato a far parlare di sé per molti anni e a riempire di quadricromie parecchi volumi di Skira.

E questo tramite lui, Malusardi, che si farà un nome come scopritore di talenti. Benvenuti fama e onori !

Agli occhi di Malusardi, evidentemente,  le trenta opere di Leo Squittinna esposte alla Biennale non hanno nessun valore artistico, nessuna ricerca di equilibrio del neoplasticismo di De Stijl : 

« una trentina di quadri apparentemente tutti uguali, formati da un reticolo di linee perpendicolari tipo Mondrian, il che dava un senso di pulsazione, di stretta, di crampo, come quando nelle digestioni difficili qualcosa si ingorga nello stomaco e duole, per poi sciogliersi nel giusto andamento viscerale».

Dopo una lunga riflessione piena di dubbi cerca di scrivere l’articolo, senza essere convinto di quello che scrive.

La banalità di cio che scrive lo lascia perplesso. « Ma qui appunto si precisa come la meccanica mondrianiana a lui si presti solo nel limite di un termine di trapasso da nozione a coscienza della realtà, dove questa sarà sì rappresentata nella sua prontezza fenomenica più esigente».

Riscrive l’articolo, lo butta nel cestino e d’un tratto ha un colpo di genio. Rompiamo i codici, buttiamo via la retorica ! Malusardi trova la chiave giusta:

« di del dal col affioriccio ganolsi coscienziamo la simi-leguarsi. Recusia estemesica! Altrinon… rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca. Verè chi »

Con « Il linguaggio del Grammelot », lo Charabia degli attori della Commedia dell’ Arte, Malusardi diventa geniale, grazie al genio di Buzzati che riesce a riscattare, con una brillante leggerezza, un povero giornalista senza talento. Alla fine l’audacia vince sul talento.

« Fabrizia Smith-Lombrassa, ragazza aggiornatissima o per dirla più elegantemente “assai avvertita”, leggeva avidamente il saggio critico…: “Senti, senti, Diomeda, che tesoro” – disse volgendosi all’amica – “senti come gliela canta, il Malusardi, a quei poveri figurativi… Rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca!”. Risero di gusto entrambe. “Spiritoso, niente da dire”, approvò Diomeda. “Ah, io l’adoro, il Malusardi. è un formidabile!»

Buzzati ancora una volta, con ironia,  ci dice che il re è nudo.

Lo sapevamo già ma avevamo bisogno della conferma.

Grazie Dino.