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vendredi 27 décembre 2013

Cortina, la perla delle Dolomiti, sotto la bufera di neve





Per Cortina D'Ampezzo, la perla delle Dolomiti, e' stato un risveglio  in situazione di emergenza   nonostante non nevichi più e sia spuntato il sole. 





Il comandante dei vigili del fuoco di Belluno Mauro Longo ha coordinato una serie di sopralluoghi aerei sulla zona che sono stati effettuati in mattinata dai vigili del fuoco e dai tecnici di Enel e Terna per verificare i danni sulle linee elettriche. 






L' energia elettrica è tornata ormai nel 90 per cento delle utenze della città ampezzana. 
L'Enel aveva già riattivato la corrente nel 40 per cento delle abitazioni grazie ai generatori autonomi, poi da metà pomeriggio, con l'opera di Terna che ha rimesso in funzione la cabina primaria in località Zuel, la società ha rimesso in piedi le linee di media tensione, arrivando a riattivare circa il 90 per cento delle utenze totali. 

Molti impianti sciistici intanto riapriranno sabato 28. L'incontro di hockey su ghiaccio Cortina-Asiago, previsto per stasera, è stato però rinviato.



Nel primo pomeriggio di venerdì 27 sono state rimesse in funzione le linee ad alta tensione collegate alle cabine di distribuzione elettrica che alimentano la zona di Cortina d'Ampezzo. 
Terna ha rimesso in servizio le linee ad alta tensione Pelos-Calalzo e Calalzo-Zuel, afferenti le cabine di distribuzione Enel che alimentano Cortina. 
L'installazione di gruppi elettrogeni sta proseguendo a Cortina con altri 10 impianti, ma anche a Falcade, Pieve di Cadore e San Vito di Cadore, dove sono stati dislocati altri 13 impianti. 
Altri 27 gruppi elettrogeni saranno disponibili nelle prime ore del pomeriggio. Entro la serata saranno circa 100 i generatori messi in funzione. 
Enel informa che in tarda mattinata l'energia elettrica è tornata a Cencenighe, compreso lo stabilimento «Luxottica», a Rocca Pietore, frazione di Fedaia compresi gli impianti sciistici, a Falcade, nella frazione di Gavon, e nelle funivie e gli impianti di risalita della Marmolada

Ma alcuni tratti stradali sono tuttora impercorribili e questo comporta grosse difficoltà a raggiungere i luoghi di intervento. 
Il coordinamento degli interventi avviene utilizzando apparecchi telefonici satellitari per il malfunzionamento della rete di telefonia mobile.


mercredi 11 décembre 2013

A Milano l'albero di Natale é di design !!

E' Natale ! A Milano, ecco che oltre allo strepitoso abete acceso davanti al Duomo, simbolo della città meneghina, in piazza Gae Aulenti sorge un altro albero di Natale di design.

 

A Milano in piazza Gae Aulenti, la piazza della città meneghina dedicata all’architetto e designer scomparsa poco più di un anno fa, lo scorso 7 dicembre 2013 è stato inaugurato un bellissimo albero di Natale di design, che rimarrà ad abbellire la città fino al prossimo 6 gennaio 2014. 

 

 

Si tratta di un albero di Natale alto ben 20 metri, colorato e con scritte, che per la prima volta è stato donato da Unicredit, proprio nella piazza dove sorge la nuova sede del gruppo bancario.

L’albero di Natale è stato realizzato dallo studio milanese Castagna & Ravelli: è una vera installazione artistica, una  scultura fatta di luci che ripropone, in forma stilizzata, un abete di Natale. 

Le luci sono realizzate tramite LED che si rispecchiano nelle figure colorate che compongono l’installazione. 




Le luci sono poi in grado di riflettersi sulle architetture circostanti, per un gioco di rimandi davvero affascinante.
 
La parte esterna di questo albero di Natale di design propone delle scritte di auguri illuminate da microluci LED, auguri in sedici lingue diverse. 

Le scritte si alternano a figure geometriche variopinte e semitrasparenti.

La struttura illuminata dall’interno, rispecchiandosi negli edifici che la circondano, brilla in mezzo alla piazza con uno stile affascinante e accattivante.
 
Lo studio, nato nel 1998, si è già distinto per le sue video installazioni urbane, conquistando nel 2009 il primo premio Led al Festival Internazionale della Luce per il progetto Luce Sacra sulle vetrate del Duomo di Milano. 




 

lundi 9 décembre 2013

A essayer dans le Marais : Le Miznon

Dans le Marais il y a un endroit qui réunit tout ce que j'aime : un décor très industriel et décontract’, un bar d’apéro et de la street-food canon. 
En l’occurrence des sandwichs pains pita modern-genre comme on en trouve dans les restos branchés de Tel Aviv et qui donnent un petit coup de vieux au traditionnel fallafel. Pas étonnant puisque c’est la toque israélienne ultra-convoitée, le chef Eyal Shani qui a imaginé les recettes. 
L’as du fallafel n’a qu’à bien se tenir.




A goûter la version kebab d’agneau, la ratatouille , le steak minute, le bœuf bourguignon épatant, les boulettes de merlan breton, ou au thon frais mariné.



Pour le dessert : la banane-chocolat, démoniaque. (3,50€). Pour arroser tout ça : une bière ou un shot d’arak, « la » boisson made in Israël (3€)…


A savoir que c'est le rendez-vous de copains jewishs où les beaux garçons et les ravissantes copines de la jolie Yaël, la fiancée du big-boss, sont au rendez-vous tous les soirs. Ambiance drague, rigolade, papotage…




On aime ou pas..
Attention ; l’adresse est fermée pendant le shabbat,  vendredi soir et samedi donc. Top : du coup, le resto est ouvert dimanche jusqu’à 23h.

MIZNON, 22 rue des Ecouffes dans le 4ème
Tél. 01.42.74.83.58  
Horaires :
Du dimanche au jeudi de midi à minuit, vendredi de midi à 15h. Fermé le samedi
Métro : Hôtel de Ville ou Saint-Paul
Prix : Entre 9 et 11 €




Ouvert tous les jours de 11h à 23h sauf vendredi soir et samedi.

vendredi 6 décembre 2013

Viola Pantone codice 18-3224 il nuovo colore 2014!



Il Radiant Orchid  é il colore Pantone del 2014 !

E' un mix di fucsia, rosa e viola il colore dell'anno. 

Per gli esperti ( stilisti, grafisti, decoratori) è il codice 18-3224. 

 

 

Per le star, una sfumatura must have da sfoggiare per primi.



2014 Radiant Rochid codice 18-3224
La tinta 2014 dovrebbe incuriosire l'occhio e stimolare la fantasia. 

A detta dell'azienda è una incantevole armonia di fucsia, con sfumature di viola e rosa, Radiant Orchid ispira fiducia ed emana grande gioia, amore e benessere. 

Come sottolineato da Leatrice Eiseman, executive director del Pantone Color Institute: "Il Radiant Orchid si caratterizza nella gamma cromatica per catturare lo sguardo e stimolare l’immaginazione. Ispira fiducia ed emana gioia e gran benessere, incoraggiando la creatività e l’originalità, qualità degne di sempre più ampia considerazione nella società contemporanea".

Si tratta di un viola, che attira con il suo fascino accattivante.
Simona Ventura l'ha subito indossato alla semifinale di Xfactor 7, come lei Eva Longoria e Robbie Williams.


 
La tinta 2013 è stata l'Emerald, un verde smeraldo brillante, scelta come simbolo di crescita, rinnovamento e prosperità. Lo indossano Fiammetta Cicogna, Angelina Jolie e Natasha Poly.

2013 Emerald codice 17-5641  


Isabella Blow, un' esposizione a Londra !!





Isabella Blow è stata uno dei personaggi più influenti della moda inglese e internazionale. 
Scomparsa nel 2007, Isabella Blow ha cominciato come assistente di Anna Wintour a Vogue negli anni 80 per poi passare a Tatler e British Vogue.


Oggi la Somerset House di Londra, in collaborazione con The Isabella Blow Foundation e la Central Saint Martins, le dedica una mostra, Isabella Blow: Fashion Galore!, dal 20 novembre al 2 marzo 2014.
 



In esposizione 100 abiti provenienti dalla fondazione sostenuta dall’amica Daphne Guinness. 
Ci sono creazioni di Alexander McQueen, Philip Treacy, Hussein Chalayan e Julien Macdonald, ma anche fotografie che raccontano la sua vita e la sua passione per la moda. 







È stata anche la musa dello stilista Philip Treacy, i suoi cappelli eccentrici erano il suo schermo nella vita.



 L’esposizione dedicata a Isabella Blow si tiene dal 20 novembre al 2 marzo 2014 alla Somerset House.
Il catalogo della mostra è firmato dal fotografo inglese Nick Knight (ed. Rizzoli).

Le nouveau spot dans le Marais, la pâtisserie de Sarah et de Deborah !





Sarah et Deborah sont les fées pâtissières du Marais !




Passionnées de gâteaux depuis leur enfance
Sarah Harb et Déborah Levy, après des études de finances et de marketing,  se lancent dans leur rêve : ouvrir leur pâtisserie en plein cœur de Paris. 

Pour ce faire, elles se sont associées à l'un des pâtissiers les plus en vogue du moment : Eddie Benghnem
Après l'hôtel Ritz et le Trianon à Versailles, où il officie encore actuellement, le chef pâtissier se lance avec les deux fées dans une collection de pâtisseries. 
Une dizaine des plus grands classiques de la pâtisserie française revisités sous forme de mini gâteaux : baba au rhum, tarte au citron, Opéra, Saint-Honoré, Paris Brest, tarte vanille, fraisier, mais également des créations ultra régressives comme La Fée Nutella ou La Fée Tagada. 
Le point fort ? les petits gâteaux sont non seulement excellents en bouche mais ils sont en plus visuellement très bien réalisés, et vu la taille des gâteaux, on déculpabilise très rapidement. 

A noter que pour Noël, une pièce montée Monsieur et Madame Bonhomme de Neige (mousse vanille, biscuit noisette, crème chocolat au lait et noisettes, sablé croustillant et poire) sera en vente en édition limitée et numérotée à partir du 10 décembre. 
Une excellente idée pour la table de Noël ou un tea time entre copines à la maison.






Les Fées Pâtissières est ouvert au 
21 rue de Rambuteau, 75004 Paris. 
Tous les jours de 11h à 20h. 
3,80 € le mini gâteau. 
90 € la pièce montée spécial Noël.

jeudi 28 novembre 2013

Hipster ? Uno stile





"Gli hipster sono quelli che sogghignano quando dici che ti piacciono i Coldplay. Sono quelli che indossano t-shirt con citazioni tratte da film di cui non hai mai sentito parlare e sono gli unici negli Stati Uniti a pensare ancora che la Pabst Blue Ribbon sia un’ottima birra. Indossano cappelli da cowboy o baschi e tutto in loro è attentamente costruito per darti l’idea che non lo sia"


Chi sono gli Hipster?
Sono ragazzi dal look vagamente nerd, malati di tecnologia (l’i-Phone è il loro miglior alleato) e ossessionati nello stare lontani dalla terribilissima “cultura di massa”.

Secondo lo Urban Dictionary, il più autorevole vocabolario online di linguaggio urbano, hipster, che deriva dal termine slang hip ovvero “informato sulle ultime mode”, è una sottocultura di persone tra i 20 e i 30 anni che crede nel pensiero indipendente, nell’anticonformismo, nella creatività, nell’arte e nella musica indie. 
 
Non rivendicano alcuna appartenenza politica, perché volutamente indipendenti da ogni regola. 
Non vogliono essere catalogati e eludono l’attualità: tranne, ovviamente, per quel che riguarda musica e moda. 
L’unica religione che tutti gli hipster riconoscono come tale sono i pantaloni attillati: le donne indossano quelli super slim, stretti fino al polpaccio e gli uomini – per risultare ancora più insaccati – si infilano a fatica nei modelli femminili.

E’ uno stile presente soprattutto nelle grandi metropoli, Milano, Londra, Berlino…New York
Monopolizzano tutto quello che sia tendenza, odiano la moda anche se ne fanno decisamente parte.

Amano mescolarsi alla massa ma non riconoscersi in essa, si ritagliano spazi personali di scelta e di pensiero, sono di ogni età, usano oggetti che gli capitano a tiro (bicicletta, casco, cappelli, occhiali da sole) che diventano parte integrante del loro look e proprio modo di essere.

I capi d’abbigliamento che indossano sono vari e tutti elegantemente miscelati: t-shirt bianche, camicie nere smanicate, grandi occhiali da vista e da sole, pantaloni attillati, cappelli, sciarponi.  
Impossibile omettere, quindi, le t-shirt. 
In teoria andrebbero indossate quelle vintage, con scritte che ricordano rock band degli anni ’70 e ’80, anche se le maggiori catene di abbigliamento vendono magliette nuove in puro stile vintage ma dal taglio attillato. 


Come detta New York, fonte di ispirazione per gli hipster del mondo, anche le camicie a quadri stanno entrando nel loro guardaroba: di flanella, come quelle grunge anni Novanta, ma sempre in versione molto aderente.


Come dettaglio unisex, che l’hipster abbia o meno carenza di diottrie, è fondamentale indossare un paio di occhialoni che ricordano il modello Wayfarer della Ray-Ban. L’importante è che siano da vista perché quelli da sole sono considerati troppo “omologati”.

Per gli uomini è fondamentale sfoggiare i baffi. Ma anche qui vale la regola dell’ironia e della leggerezza. Il taglio dev’essere anni Ottanta: sottile, corto e poco folto. Insomma, più Burt Reynolds che Tom Selleck. Per le donne, capelli spettinati e – all’apparenza – poco curati, meglio se con una fascetta intorno alla testa.

Quanto alle scarpe, maschili o femminili, le regole sono due: suola ultrapiatta e stile minimal. Bene le All Star, le Toms, una sorta di espadrillas fashion e solidali – per ogni paio acquistato un paio viene regalato ad un bambino bisognoso – e le ballerine. 
Sono entrate di recente nell’armadio degli hipster anche le scarpe da basket modello Reebok primi Novanta.


Per completare il look, perfetti un cardigan aderente (alcuni sembrano appena usciti da un lavaggio sbagliato) e una kefiah che, volutamente privata di qualsiasi significato politico, va sfoggiata nei colori dal viola al rosa o fantasia, con cuori o farfalle. 


L’icona moderna dell’hips può essere considerato Johnny Deep col suo stile svagato e sempre cangiante, un po’ fuori moda anche se molto ricercato.



 

Un Natale di lusso e di gusto con panettoni e altre delizie






Ecco le nuove leccornie raffinate e insolite per un Natale gourmet che senza dimenticare la tradizione delizia i sensi, non solo con il gusto ma anche con vista e olfatto.  
Tendenza e lusso per scatole preziose e prelibatezze decorate con un gusto squisito.



Oltre ai tradizionali dolci natalizi - Panettone, Pandoro e Veneziana - Armani/Dolci propone una gamma di confetture con accostamenti insoliti come mela, uvette e pinoli, oppure mele e menta, racchiuse in un elegante packaging nero e oro. In vendita in tutti gli Armani/Dolci e on line sul sito armanidolci.com dal 1° novembre.





Questi straordinari panettoni in confezioni Lusso ed Extra Lusso per Natale sono prodotti esclusivamente con canditi preparati a partire dal frutto fresco per un risultato croccante,con vaniglia in bacche e non vanillina. 
Di Veggetti Since 1910





La Scatola regalo ‘Panettone, zafferano e risotto alla milanese’ nasce dalla collaborazione tra Tre Marie e lo chef stellato Davide Oldani e che contiene eccellenze gastronomiche (panettone milanese le Tre Marie e Riso Acquarello in scatola di latta) e la ricetta dello Chef per dar vita a una versione inusuale del “risotto alla milanese”. 
Di Tre Marie 





Gianduiotti, Nocciolotti, Sferette in una scatola in metallo con grafica Christmas in rilievo per un Natale un po' nostalgico.
Di Caffarel




Le nuove confezioni natalizie di Baci, per gli innamorati o semplicemente per esprimere  l'affetto,  rinnovano la dolce sensazione di un bacio. 
Di Perugina

 

Un piccolo scrigno racchiude monoporzioni dei famosi pasticcini di pasta di mandorle senesi: Ricciarelli in Bauletto. Di Sapori.

dimanche 24 novembre 2013

Un po' di Serbia..









Riassumere in poche righe le abitudini e la cultura di un popolo è impresa ardua. 

La vita in Serbia scorre con relativa calma, senza particolare fretta. 
Il livello generale di stress è ben distante da quello che invece soffoca e logora, ormai da tempo, noi italiani.
Ne derivano ritmi più lenti, meno frenetici e un atteggiamento in linea di massima positivo, sia nella vita quotidiana, sia nel lavoro. Tutto ciò malgrado le situazioni economiche ed occupazionali siano più critiche di quelle di altri paesi europei, Italia compresa. 




Le feste, i ritrovi e le cene di gruppo, sono (quasi) all’ordine del giorno. 
Se qualcosa manca, si porta pazienza e ci si dorme sopra, riponendo le proprie speranze in un domani migliore.
 

I serbi, quindi, preferiscono vivere alla giornata, preoccupandosi il giusto del presente e un po’ meno del futuro: la loro filosofia di vita li porta ad essere fiduciosi in ciò che verrà e ironici rispetto a ciò che è già stato.
 




Capita, durante le serate trascorse in compagnia a sorseggiare rakija (Distillato di prugne [Šljivovica]), di rivivere nelle parole di chi racconta i tempi e le difficoltà delle guerre più recenti, narrati però come fossero fatti piacevoli da ricordare.
Questo atteggiamento, molto diffuso nelle aree rurali e distanti dalla sempre crescente frenesia della vita cittadina, fa sì che la popolazione serba risulti simpatica, interessante e piacevole da trattare. 

A questo modo di essere, va poi aggiunta l’innata ospitalità che caratterizza tutto il paese, talvolta spinta a livelli che, agli occhi di chi proviene da ambienti più chiusi e diffidenti, sembrano quasi esagerati.•
 

L’ospite, in Serbia, è sacro e va trattato con il massimo rispetto, provvedendo a fornirgli tutto quello di cui ha bisogno: all’arrivo viene di solito accolto con lo slatko insieme a un bicchiere d’acqua naturale o frizzante (kisela voda, cirillico: кисела вода).
 

Si tratta di pezzi di frutta (fichi, uva, prugne, etc.) cotta in acqua e zucchero, quindi molto gradevole sia per i bambini sia per gli adulti, servita in una coppetta di vetro trasparente, quindi su un piccolo vassoio da portata. 
La sua comparsa prescinde dall’ora della giornata e rappresenta il modo più tradizionale, per un serbo, di accogliere il proprio ospite. 
Il rifiuto è da evitare, sempre e comunque: anche il degustarne un solo pezzetto rende felice chi ve lo offre.
 

Quasi sempre la quantità di cibo posta in tavola va ben oltre le comuni capacità umane: meglio alzarsi sazi da una tavola ancora imbandita e pronta a soddisfare le esigenze di chi per caso dovesse ancora sopraggiungere, che rischiare di finire le scorte con gli ospiti ancora intenti alla degustazione. 



Non di rado ci si trova di fronte a piatti che non rientrano nelle proprie abitudini alimentari. 
È meglio vivere la situazione come un’occasione per provare e allargare la propria cultura culinaria, piuttosto che opporre un rifiuto o mostrarsi scettici. 
Non c’è da aspettarsi stoviglie in plastica, considerate offensive nei confronti di chiunque.
 

Il saluto dei serbi, al risveglio, è il classico “buongiorno” (dobro jutro, cirillico: добро јутро). Poco dopo si passa al buongiorno di mezza mattina (dobar dan, cirillico: добар дан), quindi al buonasera (dobro veče, cirillico: добро вече). Fra giovani, o comunque quando il rapporto è informale e stretto, si utilizza l’universale “ciao” (ćao oppure zdravo). Quando ci si lascia, il saluto di commiato, ovvero il classico arrivederci diventa doviđenja. Il saluto più affettuoso prevede tre baci e non due come si usa fare in Italia e in diversi paesi d’Europa.
Dopo lo slatko, è l’ora del caffè. Niente espresso o caffè ristretto: il caffè serbo è lo stesso che si consuma in Turchia, quindi non è filtrato ed è molto lungo. 

Si chiama turska kafa. 
La regola, il più delle volte violata, vuole che la consumazione del caffè duri un’ora o giù di lì: il sorseggio è lento, lentissimo, intervallato da discorsi di ogni tipo. Il detto locale recita: “jedna kafa, jedna sata” ovvero “un caffè, un’ora”.
 

Se si consumano alcolici e si brinda alla salute dei presenti, si pronuncia la parola Živeli! (equivale al nostro modo di dire Salute!), si toccano i bicchieri e, regola da non dimenticare mai, ci si guarda negli occhi.
 

Il bicchiere, una volta vuoto, viene riempito ancora, per una seconda volta, una terza, una quarta, etc… 
Se non siete in grado di reggere tanto alcool, è buona norma conservarne un po’, proprio per evitare che il padrone o la padrona di casa, provvedano a fornirvene ancora. 
Meglio ricorrere a questo semplice stratagemma, piuttosto che rifiutare.
 



Gli inviti a pranzo e a cena si sprecano e sarebbe un vero peccato non accettare. 
In Serbia si mangia, tanto e bene! La gran parte dei piatti, a base di verdure e di carne suina, incontra spesso i gusti di noi italiani. 
La carne é squisita, preparata alla griglia o al girarrosto: il maiale intero, cotto sul fuoco vivo, è uno dei simboli della cucina serba.


La Slava
Un’esperienza indimenticabile è senza dubbio la Slava (cirillico: Слава). Prenderne parte deve essere considerato un grande onore, trattandosi della glorificazione del Santo protettore di famiglia. 



E’ quindi una festa religiosa ortodossa e ricorre una volta all’anno. I suoi festeggiamenti durano da uno a tre giorni, in funzione della disponibilità e delle forze messe in campo dai padroni di casa. 
Sveti Nikola, Sveti Đurđica, Sveti Stefan e via dicendo, sono soltanto alcuni dei Santi che i serbi elevano a protettori delle loro case e famiglie. La tradizione e l’assegnazione del Santo si trasmette di padre in figlio (maschio).
 

Specie nelle aree e nei villaggi rurali, i partecipanti alla Slava possono facilmente superare le cento unità: parenti e amici sopraggiungono quando vogliono o possono, senza che ci sia un orario prestabilito e a tutti è riservato lo stesso trattamento d’onore. 





La tavola è sempre imbandita e non può essere sparecchiata fino a quando l’ultimo ospite non avrà abbandonato la casa. 
L’intera giornata è illuminata da una candela che brucia in onore del proprio Santo. Il padrone di casa, stando alla tradizione, resta in piedi fino a quando la stessa non sia spenta, quindi al calar del sole.

I preparativi che precedono i festeggiamenti e il pranzo della Slava: una candela viene posta in una base raffigurante il Santo protettore della famiglia. 




L’augurio da portare al padrone e alla padrona di casa è “Srećna slava domaćini i domaćice”, ovvero “felice Slava al padrone e alla padrona di casa”. 
Segue, come cibo di benvenuto, lo žito, un dolce preparato con grano cotto, noci, zucchero e cannella, servito con vino, quindi il segno della croce che apre a tutti i brindisi e ai festeggiamenti. 

Si ritiene che la Slava sia stata introdotta in passato dall’arcivescovo della Chiesa Ortodossa Serba Sava, divenuto poi santo (San Sava). 

Vale il detto: “Gde je Slava, tu je Srbin”, ovvero “ovunque si festeggi la Slava, vi è un serbo”.




vendredi 22 novembre 2013

Elogio del territorio veneto, terra di formaggi squisiti



Vette aguzze, vallate verdi, pianure fertili, colline viticole, fiumi navigabili e torrenti tumultuosi, laghi miti e litorali sabbiosi, città d’arte e borghi incantevoli: questi sono gli ingredienti che fanno del Veneto una regione ricca di sfumature e di variabili, capace offrire scorci naturali e spunti storico architettonici a chiunque volesse avvicinarvisi.
Il Veneto è anche conosciuto come regione operosa e in forte sviluppo, le cui imprese sono orientate alla ricerca e sono all’avanguardia nelle tecnologie e nell’innovazione. 


Questi due aspetti sono in apparenza contrastanti. 
Invece il Veneto, e la sua gente, hanno saputo conciliare un forte legame con il territorio e le radici storico culturali che ne hanno disegnato i confini, con la spinta imprenditoriale, anche e soprattutto nello sviluppo di identità locali, quale il Made in Italy e il Made in Veneto.
La cucina regionale è lo specchio di questa doppia identità, fondendo con maestria i sapori delle produzioni ricercate con il gusto per la sperimentazione e l’innovazione ed a sua volta il settore caseario esprime appieno questa tendenza.
 

Ecco spiegato come, accanto a realtà casearie destinate a prodotti di nuova generazione, standardizzati e conformi tra loro, volti a soddisfare un consumatore generico, rimane salda, e di grande rilevanza, quella realtà che si dedica alle produzioni casearie appartenenti alla tradizione, spesso squisitamente locale, che vengono prodotte nel rispetto dei requisiti di sicurezza alimentare ma anche di tutela del territorio.

Oltre agli otto Formaggi DOP (Asiago, Casatella Trevigiana, Grana, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana, Taleggio) già conosciuti ed apprezzati a livello nazionale ed internazionale, il Veneto è ricco di formaggi tradizionali, realizzati da piccole realtà casearie a livello locale, che puntano sulla qualità e sulla tipicità dei loro prodotti.
 

In queste realtà viene lavorato in prevalenza il latte proveniente da stalle del territorio. 
Si crea così la stretta relazione tra microclima, alimentazione degli animali, caratteristiche della materia prima e ricetta, spesso tramandata di generazione in generazione, dai casari, rendendo unico il binomio formaggio-territorio.
Ogni formaggio tipico Veneto ha una sua storia da raccontare attraverso i sensi... non resta che saperla assaggiare.