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lundi 13 juin 2016

Trieste e Miramare, i luoghi preferiti dell'affascinante imperatrice Sissi



Trieste è, una delle città italiane in cui il ricordo di Elisabetta è forse più vivo e tangibile. 

Oggi Trieste omaggia questa sua figlia adottiva con un monumento posto nei giardini pubblici di fronte alla stazione.


Amò questa città non per le bellezze del suo centro storico o per la vicinanza al castello di Miramare, né per la proverbiale riservatezza dei suoi abitanti, ma perché era il porto da cui salpava per quegli anelati viaggi che la portavano lontano da Vienna. 

Vi arrivò la prima volta il 21 novembre 1856, prima tappa di un lungo viaggio ufficiale che portò la coppia imperiale nelle province italiane. 


In quest’occasione, che permise a Elisabetta di vedere il mare per la prima volta, visitò i collegi femminili, il Palazzo della Borsa e della Camera di Commercio, nonché i monumenti e le bellissime chiese. 

La coppia lasciò la città il 25 novembre. 
Elisabetta tornò a Trieste il 31 gennaio 1859 per accompagnare la sorella Maria Sofia che si imbarcava sul piroscafo che la portava da suo marito Francesco, futuro re delle Due Sicilie. 

Durante i soggiorni triestini Elisabetta amava risiedere al castello di Miramare, favolosa residenza in marmo bianco fatta costruire a picco sul mare dal cognato Massimiliano D'Asburgo, fratello di Francesco Giuseppe, arciduca d'Austria.




Del castello adorava le ampie finestre che danno sul mare aperto. 
Dopo la fucilazione di Massimiliano in Messico, Elisabetta tornò spesso a Miramare, usandolo come “base” per molte escursioni in incognito in città o nelle baie vicine (le piaceva in particolare quella su cui si affaccia il castello di Duino). 



Nel settembre 1882 arrivò a Trieste per una visita ufficiale: la residenza fu ancora Miramare, dove per quell’occasione tornarono a risplendere le luci della festa dopo tanto tempo. 




Il culto della bellezza
Ossessionata dal culto della propria bellezza, Elisabetta concentrava tutte le proprie energie nel tentativo di conservarsi giovane, bella e magra. 

Negli anni 1870 e 1880 gli impegni di corte non trovavano spazio nella giornata dell'Imperatrice.
Secondo le cronache, Elisabetta era alta 1 metro e 72 e pesava 50 kg,aveva capelli castani folti e lunghissimi, che sciolti le arrivavano quasi alle caviglie. 


Le occorrevano 3 ore al giorno per vestirsi, poiché gli abiti le venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la snellezza del corpo. 
La sola allacciatura del busto, utile a ottenere il suo famoso vitino da vespa, richiedeva spesso un'ora di sforzi. 

Il lavaggio dei capelli era eseguito ogni tre settimane con una mistura di cognac e uova e richiedeva un'intera giornata, durante la quale l'Imperatrice non tollerava di essere disturbata.
Altre tre ore erano dedicate ai capelli, che venivano intrecciati da Fanny Angerer, ex parrucchiera del Burgtheater di Vienna.

Una delle sue creazioni più famose fu l'acconciatura a "corona", con grandi trecce raccolte sopra la nuca, divenuta il simbolo di riconoscimento dell'imperatrice, che fu imitata da molte donne aristocratiche del tempo.


Elisabetta era impegnata per il resto della giornata con la scherma, l'equitazione e la ginnastica (a tal scopo, aveva fatto allestire in tutti i palazzi in cui soggiornava delle palestre attrezzate con pesi, sbarra e anelli, e per un certo periodo aveva mantenuto una scuderia di prima grandezza). 


Costringeva inoltre la propria dama di corte a seguirla durante interminabili e forsennate passeggiate quotidiane.

Per preservare la giovinezza della pelle, Elisabetta faceva uso di maschere notturne (a base di carne di vitello cruda o di fragole) e ricorreva a bagni caldi nell'olio d'oliva. 
Per conservare la snellezza, oltre a rispettare il rigoroso regime alimentare, dormiva con i fianchi avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d'uovo e sale. 
Mascherava la propria anoressia con l'ossessione per un'alimentazione sana.

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