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mercredi 8 avril 2009

Anni 60 : da Roma a Londra


Una mostra sugli anni '60: anni di grandi sconvolgimenti sociali, economici, demografici, di morale e di costume.

Gli anni Sessanta erano appena cominciati e gli inglesi già li etichettavano come anni al "sapore di miele".
Così almeno cantavano i Beatles(A Taste of Honey) non ancora entrati nella leggenda, ancora quattro ragazzotti di Liverpool che l’anno prima, il 1962, avevano inciso un 45 giri di buon successo, Love me do.
Per gli italiani, invece, erano anni al “sapore di sale”, almeno se si deve dare credito a Gino Paoli, alle varie rotonde sul mare e alle melodie dedicate alle spiagge che imperversavano allora.
Di certo c’è che erano anni di grandi sconvolgimenti sociali, economici, demografici, di morale e di costume.
La prima vittima illustre di quei mutamenti fu la famiglia. Ed è proprio il racconto sfaccettato di quest’entità sociologicamente immateriale che va in mostra a Roma e Londra.
Nella capitale inglese è l’artista di origine turca Kutlug Ataman a esporre alla galleria Thomas Dane - sotto il titolo “"fff"che sta per "found family footage", ovvero: filmati di famiglia ritrovati - una selezione di immagini liberamente tratte e rimontate da filmini casalinghi degli anni 50 e 60, girati in 8 millimetri, provenienti dagli archivi di due famiglie inglesi, i Fryers e gli Howards.
A Roma, al Complesso del Vittoriano, è esposta invece una selezione di oltre diecimila fotografie e qualche centinaio di filmini amatoriali, raccolti grazie a un certosino lavoro di vaglio in cui sono stati coinvolti studenti delle scuole superiori di una sessantina di comuni delle province laziali, iniziato tre anni fa e appena concluso.
Sono immagini che raccontano un altro Novecento, un paese fatto di lavoro, migrazioni, gioia e sacrifici. Un paese ancora in bianco e nero capace di scandalizzarsi per un campione del ciclismo come Fausto Coppi che lasciava moglie e figlia per un’altra donna, anche lei sposata con figli, ma impegnato a scoprire una nuova libertà sociale grazie a vespe e lambrette.
Un paese che linguisticamente si stava unificando con la trasmissione televisiva a canale unico del padre dell’insegnamento a distanza, il mitico maestro Manzi di Non è mai troppo tardi; che si entusiasmava per Lascia o Raddoppia? e le gaffe memorabili del signor Mike.
Sono immagini che, fondamentalmente, sollevano ragionevoli dubbi sull'esistenza in Italia di un nucleo familiare in stile "Mulino Bianco".
Forse è esistita più in stile Famiglia Benvenuti, serie televisiva italiana degli anni 60, madre di tutte le moderne fiction - che pur narrando le vicende e i buoni sentimenti di una famiglia italiana della media borghesia, covava simbolicamente al proprio interno, come avveniva nella società reale, i germi degli anni di piombo che sarebbero sbocciati di lì a poco.
Già perché nel cast degli interpreti, oltre a mostri sacri come Enrico Maria Salerno, Valeria Valeri, Claudio Gora, recitava un giovane Valerio Fioravanti, futuro terrorista.
Ma questa è tutta un’altra storia.

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